Sciopero alla Biennale di Venezia

È previsto per oggi, domenica 26 luglio.

Ricevo – per mani –  e ricopio il volantino:

Sulla scia delle recenti agitazioni dei lavoratori dei Musei Civici e di quelli delle portinerie di Ca’ Foscari, anche la 53esima Esposizione d’Arte della Biennale di Venezia chiude i battenti  a causa della mobilitazione del personale addetto ai servizi di custodia, guardiania non armata, guardasala addetto al controllo e al servizio al pubblico. Si tratta di circa 110 “risorse umane”, stagionali e precarie (160 durante la vernice), un esercito di lavoratori ogni anno costretto alla rincorsa del posto di lavoro presso le cooperative o le agenzie interinali di turno.

Per i lavoratori più esperti (alcuni hanno alle spalle più di dieci stagioni), coloro che si sono qualificati professionalmente “sul campo” con specifiche mansioni di responsabilità, si tratta ogni volta di sperare di essere riassunti almeno alle stesse condizioni della stagione precedente.

[…] “La Fondazione si impegna ad ottenere dalla società di fornitura di lavoro somministrato, l’inserimento in via prioritaria dei nominativi dei lavoratori che abbiano lavorato almeno un mese in via continuativa in occasione della precedente edizione della Mostra i cui dati sono depositati presso l’ufficio Risorse Umane della Fondazione.”

In sede di tavolo delle trattative (13/07/09) Biennale ha persino negato di essere in possesso di tali dati e, per chiudere ogni possibilità di dialogo con la controparte, ha affermato che per il prossimo anno non è prevista alcuna lista di priorità, poiché ritiene che l’anzianità di servizio non sia elemento qualificante: ma quale accordo e quale professionalità, per la prossima Biennale tutti potremo essere lasciati a casa!

Oppure potremo essere costretti a partecipare a parodistici corsi di formazione, come è successo quest’anno a numerosi ragazzi che per dieci giorni hanno partecipato a sedicenti incontri di qualificazione professionale, organizzati da Adecco e Biennale e finanziati da Formatemp.

Incontri che in un batter d’occhio sono stati rinominati “corsi beffa”, non solo perché assolutamente non retribuiti, ma soprattutto perché molti dei partecipanti invece dell’agognato contratto (come promesso a voce dall’agenzia) della durata da uno a quattro mesi si sono visti offrire un contrattino per i tre giorni della vernice ["un contrattino per i tre giorni della vernice", maledetti stronzi, aggiunge il copista di questo volantino], chi un vero e proprio “grazie e arrivederci”.

A tutto questo si è aggiunta la caotica gestione di Adecco, arginata solo grazie all’impegno dei lavoratori che nella fase di inserimento si sono spesi non solo per garantire il posto di lavoro a chi ne era titolare per diritto, ma anche per risolvere questioni organizzative.

A questo proposito, basti ricordare che non sono stati consegnati nella sede espositiva dell’Arsenale (e per un mese anche ai Giardini) gli apparecchi rice-trasmittenti, obbligando così i lavoratori a farsi carico di tasca propria delle comunicazioni a distanza, indispensabili per svolgere le mansioni assegnate. Per i capiservizio invece è stato previsto un misero rimborso di 25 euro. E lo stesso “riguardo” verso i lavoratori è stato usato per le divise: a carico del personale! Che, giustamente recalcitrante di fronte a un’ulteriore spesa, ha richiesto e ottenuto… un’unica maglietta bianca per l’intera stagione!

Sorvolando sulle firme posticipate dei contratti ed altri dettagli non di poco conto, l’ulteriore annosa questione è quella degli ammanchi che si verificano regolarmente in busta paga […].

Considerati tutti questi fattori, noi lavoratori stagionali chiediamo alla Fondazione Biennale l’applicazione dell’accordo sindacale del 17/04/09 con la conseguente reintegrazione dei cinque lavoratori ingiustamente esclusi dalla stagione in corso, e il trattamento economico ivi previsto, conforme ai dipendenti Biennale.

Inoltre rivendichiamo un processo di stabilizzazione del personale “somministrato” e il riconoscimento delle anzianità di servizio per tutti i lavoratori, un valore che la Fondazione deve riconoscere e tesaurizzare.

In virtù del fatto che il Comune di Venezia elargisce fondi e fornisce strutture alla Fondazione chiediamo l’intervento concreto affinché la Biennale apra un tavolo di trattative con le parti.

Vista l’esperienza passata con le cooperative e con le agenzie per il lavoro chiediamo l’inizio di un percorso che abbia come fine l’assunzione diretta che sancisca il diritto definitivo alla stagionalità.

Ciò che si auspica infine, è che la Fondazione, che fa della promozione della cultura e dell’arte il proprio biglietto da visita, operi coerentemente con le proprie finalità, garantendo il diritto del lavoro da pericolose derive “dickensiane” in cui a lavoratori dileggiati corrisponde lo svuotamente dell’edificio stesso della cultura.

Per tutti questi motivi, ci mobilitiamo.

I lavoratori stagionali di Biennale,

Venezia, 26/07/09

* * *

Che sia ben chiaro a tutti voi che venite a Venezia® per godere dei suoi Eventi Culturali®: tutto il castello di cultura-spettacolo di cui la città si fa bella si basa sullo sfruttamento sistematico da parte di agenzie interinali come Adecco, in questo caso,  o di cooperative come Verona83 o Codess (queste hanno in mano l’intero sistema culturale della città: musei, biblioteche…) di lavoratori con vari gradi di precarietà e stesse paghe da fame, e accomunate tutte dalla concezione del lavoro riscontrabile in un padrone di ferriere ottocentesche.

* * *

Il video della protesta:

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4 Risposte

  1. …ma il tuo collega Andrea sa che hai questo ottimo blog che dovresti aggiornare più spesso?

  2. Non credo proprio lo sappia.
    Ti ringrazio per l’apprezzamento, hai ragione, ogni tanto lo trascuro un po’ il blog…
    Buona estate!

  3. oh tornasti :)

  4. Caro S.,
    ti leggo sempre con piacere, ma come vedi in ritardo….
    meglio tardi che mai…
    a presto dal vivo però.
    basi

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