60º anniversario

Oggi, nel Parlamento riunito in seduta comune, il Presidente della Repubblica ha celebrato il 60º anniversario della Costituzione Italiana. Non è male ricordarne brevemente la nascita.

Il 2 giugno 1946 gli italiani votano contemporaneamente il referendum che vede la vittoria della repubblica sulla monarchia (12.718.641 voti contro 10.718.502, uno scarto minimo) e i membri dell’Assemblea Costituente. In questa, “brilla il fior fiore dell’antifascismo, da Ferruccio Parri a Sandro Pertini, da Emilio Lusso a Pietro Nenni, da Palmiro Togliatti a Giovanni Gronchi, da Lelio Basso a Giuseppe Dossetti, da Arrigo Boldrini a Cino Moscatelli, da Ugo La Malfa a Giorgio La Pira.” A circa un anno di distanza dal referendum, il 15 luglio 1946 i 556 “padri” costituenti incaricano il loro presidente Giuseppe Saragat di designare 75 membri, rispettando la proporzionalità dei gruppi parlamentari, affinché redigano al più presto una stesura provvisoria della Costituzione che abbia però già le caratteristiche di un “progetto finale”.

La Commissione, “dopo una breve suddivisione in sottocommissioni – rivelatasi infelice – costituisce un Comitato di redazione [18 membri] che a ritmi celeri e nella massima segretezza prepara quello che con pochissimi ritocchi diventerà poi lo schema definitivo. L’aria che si respira nel Comitato – composto in prevalenza da giuristi-politici come il cattolico Costantino Mortati, l’azionista Pietro Calamandrei, il socialista Paolo Rossi, il comunista Renzo Laconi – è di una solerzia calorosa e mai insidiata da contrasti politici di fondo: i lavori procedono spediti”. Anche in sede di dibattito generale, che l’Assemblea inizia il 4 marzo 1947, poco viene emendato rispetto al progetto.

L’unica spaccatura grave a cui si assiste avviene sull’articolo che prevede che i rapporti tra lo stato italiano e la chiesa cattolica siano regolati dai Patti Lateranensi del febbraio del 1929. Qui “i comunisti votano a fianco dei democristiani per non infrangere la ‘pace religiosa’ del paese, dividendosi dai socialisti e dalle altre forze laiche che denunciano l’abdicazione dello stato davanti a un’autorità confessionale”. La solita, vecchia storia.

“Resta comunque il fatto che la Costituzione presa nel suo complesso – insieme con il passaggio alla forma repubblicana dello stato – rappresenta in linea di diritto l’unica rottura netta con il passato fascista e prefascista.” La ‘rigidità’ che la contraddistingue era intesa proprio a protezione dai tranelli del ventennio, quando un semplice decreto con forza di legge poteva far scempio dello Statuto. È anche interessante notare che per 7 anni la Costituzione rimase praticamente inattuata per volontà della Democrazia Cristiana, il partito uscito vincitore dalle elezioni del 18 aprile 1948: “ostruzionismo di maggioranza”, si chiama.

Si parla da tempo – lo ha fatto anche oggi Giorgio Napolitano – della revisione della Carta, soprattutto per ciò che riguarda la sua seconda parte che disciplina organi e poteri dello Stato. I Patti Lateranensi non si toccano, invece (Art. 7). Può darsi che alcuni cambi siano necessari a distanza di 60 anni. Tuttavia, quando leggo i nomi di chi l’ha resa possibile e guardo poi le facce in Parlamento di chi dovrebbe cambiarla, un brivido mi percorre la schiena.

Tutte le citazioni sono tratte dallo splendido libro di Silvio Lanaro, Storia dell’Italia repubblicana, Venezia, Marsilio, 1992, pp. 57-60

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2 Risposte

  1. Ecco, in effetti, un commento ce l’ho; ed è questo: «Il 2 giugno 1946 gli italiani votano […] A circa un anno di distanza dal referendum, il 15 luglio 1946 i 556 “padri” costituenti incaricano il loro presidente Giuseppe Saragat di designare 75 membri […] affinché redigano al più presto una stesura provvisoria della Costituzione che abbia però già le caratteristiche di un “progetto finale”» …ma, mi chiedo, in quel “quasi un anno”, sti padri, che cosa hanno fatto?mi rendo conto che si tratta di un commento dissacrante… specialmente se, come giustamente fai notare tu, si guarda alle facce che ci sono adesso in parlamento… tuttavia mi sento di farlo lo stesso, fosse anche per cercare di avvicinare quei padri, ormai nonni, alla nostra situazione attuale di poveri orfani politici…

  2. Se pensi che l’Italia usciva dalla guerra e sconfitta, che era stato votato un cambio di forma istituzionale da monarchia a repubblica, che da vent’anni non c’erano né partiti né un parlamento né elezioni, un anno dal voto all’inizio dei lavori per la costituzione non è molto.

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