imperdibile

Félix de Azúa, Dizionario delle arti, Milano, Scheiwiller, 2008, pp. 333.

A distanza di tredici anni dalla prima edizione spagnola (Planeta 1995, poi Anagrama 2002) Scheiwiller pubblica la traduzione italiana del meraviglioso Dizionario delle arti di Félix de Azúa. Uno dei libri più intelligenti (e divertenti) che abbia mai letto.


In pratica sconosciuto in Italia, Azúa è da quarant’anni in Spagna una figura fra le più importanti e influenti del panorama culturale. Poeta “novísimo” all’inizio degli anni ’70, romanziere, saggista fra i più luminosi in circolazione, professore di estetica, Azúa possiede una episteme immensa ed eclettica accompagnata sempre da un’ironia disincantata. “Proprio perché non credo assolutamente in niente, non ho altro rimedio che usare l’ironia quando voglio esprimere una certa speranza o illusione. È una questione di pudore”, rispondeva qualche anno fa in un’intervista. L’ironia “azuana”, tuttavia, risulta una forma contundente di assertività.

Scrive l’autore nell’Introduzione all’edizione italiana:
“Questo libro […] nasce dall’inquietudine, dal disagio. Per esprimere la contraddizione tra il mio convincimento della serietà dell’Arte, e la consapevolezza che l’attuale fenomeno è solo una vendetta nei confronti della serietà dell’Arte non potevo utilizzare gli strumenti abituali del saggio. Per questa ragione, e approfittando di una congiuntura casuale, ho messo insieme un “dizionario” che permettesse di riunire, in successioni discontinue, come una serie di diapositive, frammenti a volte complementari, a volte contraddittori. Cercavo di evitare l’unità del saggio, la sua vocazione pedagogica. Mi sembrava più giusto chiarire fin dal principio che non c’era tesi, non c’era soluzione, non c’era risposta (certamente perché abbiamo dimenticato la domanda), ma solo una successione di frammenti a imitazione del modo con cui gli studenti di oggi accedono alla conoscenza: per mezzo di serie discontinue di immagini, informazioni, illustrazioni o YouTube. Di fatto, ma con grandissima modestia, ho seguito il consiglio di Walter Benjamin quando proponeva la tecnica del montaggio come strumento più appropriato per la conoscenza della società di massa. Questo dizionario è un montaggio di illuminazioni discontinue.”

Buona lettura. Non ho dubbi.

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