Il miglior Juan Marsé

Juan Marsé, Adiós muchachos, Frassinelli, 2007.

Per uno di quegli insondabili misteri che in Italia regola la scelta sia dei titoli dei film stranieri in uscita nelle nostre sale, che di quelli delle traduzioni italiane della letteratura straniera, Frassinelli ha scelto inspiegabilmente Adiós muchachos per intitolare la traduzione di Si te dicen que caí di Juan Marsé. Perché poi dare un titolo diverso dall’originale ma sempre in spagnolo? Boh. Muchachos è pure cacofonico, ma immagino faccia subito molto Spagna – un po’ come Andale andale fa subito Speedy González e Messico (visto però dalla Warner Bros) – e in questo momento la Spagna tira un sacco, soprattutto fra gli italoscontenti.

(Si te dicen que caí – “Se ti dicono che sono caduto” – è un verso di “Cara al sol“, l’inno della Falange scritto da Dionisio Ridruejo, figura capitale della storia spagnola del secolo scorso, il più intelligente e lucido ideologo del fascismo oltrepirenaico, convertitosi in seguito in un convinto assertore della democrazia e per questo più volte incarcerato. Le parole della canzone diventano poi uno dei molti fils rouges intratestuali del romanzo, che ha come armatura la variazione di una serie di motivi, cosa che provoca non poca confusione al lettore che vuole metter ordine nella storia. Anzi, già che ci sono, lasciate perdere, non è possibile arrivare a chiarire gli eventi, quindi rilassatevi e godetevi la lettura lasciando fuori di casa la volontà di potenza.)

Non voglio però dilungarmi troppo. Dico subito che non ho potuto controllare la traduzione perché dalle mie parti non l’ho trovato in libreria (parentesi: la situazione librerie a Venezia fa letteralmente schifo). Comunque, volevo scrivere questo post per raccomandare ai lettori italiani, malgrado il pistolotto iniziale, quello che è senza ombra alcuna uno dei più grandi romanzi scritti in lingua spagnola. Quindi non mi riferisco solo alla Spagna, ma a tutto il mondo ispanofono. Anzi, non credo di esagerare se dico che è uno dei più bei romanzi che siano mai stati scritti e basta, perché poi mettere frontiere alla letteratura che è una delle poche cose di questo mondo che le rifiuta.

Il libro fu scritto da Marsé all’inizio degli anni Settanta, ma la prima edizione del 1973 è messicana, perché non avrebbe mai passato la censura franchista. Dopo la morte di Franco, nel 1975, finalmente poté essere pubblicato anche in Spagna, nel 1976, non senza subire un temporaneo sequestro. Nel 1977 era in cima alle classifiche.

È la storia di un gruppo di ragazzini che malvivono nella disastrata Barcellona del dopoguerra e che si tengono per mano raccontandosi delle aventis, delle storie in cui la cruda realtà che li circonda si mescola inestricabilemente alla finzione. Il dopoguerra spagnolo non è naturalmente quello del resto d’Europa, ma quello che comincia nella primavera del 1939 con la vittoria di Franco nella Guerra Civile. Adiós muchachos (uff..) è soprattutto un poetico, duro, emozionato ed emozionante addio all’infanzia e i protagonisti sono assolutamente indimenticabili. Più ci penso e più mi dico che Marsé ha scritto proprio un capolavoro. Spero che la traduzione gli abbia fatto onore.

La copertina della prima edizione del 1973, per la messicana Novaro, con l’emblematica copertina del Saturno di Goya.

29 Risposte

  1. A proposito di libri…ho cercato a destra “sto leggendo…” ma non ho trovato nulla: lo sai vero che non ci crede nessuno?:-)

  2. gnè gnè gnè! In effetti l’ho tolta quella sezione perché non ci credevo neanch’io… Ma adesso la rimetto per farti un dispetto!😉

  3. Oh no, il Fraintendimento!

    intendevo dire: non ci crede nessuno che non stai leggendo nulla!

    quindi tutt’altro che un dispetto
    🙂

  4. Orc! il Fraintendimento! Per essere sinceri, adesso che rileggo il tuo primo commento, non so come abbia potuto fraintenderlo… che cazzone! Comunque, sto leggendo per diletto “Mammifero italiano”, una raccolta di articoli di Giorgio Manganelli, lui è strepitoso, e invece per lavoro mi appresto a tornare a Cervantes e all’opera che secondo Dostoevskij era sufficiente a giustificare l’esistenza dell’uomo davanti a Dio: il Don Chisciotte. Sarà un’estate donchisciottesca. Finito Marías?

  5. nunca;-)

    sana curiosità:”per lavoro” si intende?
    insegni, traduci, scrivi?

  6. La prima.
    🙂

  7. E vi lamentate del titolo? Provate a trattenere il fiato quando vedrete la traduzione… Questa non colpirà solo la suscettibilità di chi, come me, ha avuto la fortuna di leggere questo capolavoro in lingua originale (nello specifico mi riferisco all’edizione critica edita da Càtedra e quella di Seix Barral)ma anche farà storcere il naso a chi parla ancora un italiano accettabile… Mi dispiace che autore (autrice, nel nostro caso) di questo disastro sia propria Hado Lyria, direttrice della collana Noche Oscura di Frassinelli. Davvero, mi dispiace. Avevo già avuto modo di apprezzarla come traduttrice di altre opere di Marsè. Ma questa proprio è inaccettabile. Si fa ddirittura violenza al testo originale, tanto per dirne una, quando invece di tradurre – come dall’originale – “il paese con la Giralda” si preferisce scrivere “il paese con la Giralda come quella di Siviglia”. E cosa dire della frase di Palau, uno dei personaggi, detta in catalano “foc nou i merda per els que quedin” e tradotta “fuoco nuovo e merda per quelli che restano, dice Palau in Catalano”. Altrove la nostra traduttrice aveva lasciato intatte alcune parti di testo con note a margine che ben illustravano situazioni o parti altrimenti poco chiare, ma qui ha esagerato. Ma come? Mi traduci addirittura i nomignoli dei ragazzi charnegos per fare più chiarezza al lettore italiano, insisti a darci dritte sulla Giralda che non si trova solo a Siviglia e mi lasci intatta ed immacolata la parola “maquis”? E cosa dire di Perpignano? E del “gallinero” tradotto “piccionaia”? Per non parlare della confusione con i congiuntivi…. Mi fermo qui e chiedo scusa per lo sfogo, ma tutto ciò mi ha davvero fatto male…

    Vincenzo

  8. @Vincenzo: cosa mi dici?! Adesso mi tocca davvero comprarlo per darci un’occhiata. Le tue note non promettono proprio niente di buono. Sapevo che la traduzione era di Hado Lyria e speravo in un lavoro decente. “..dice Palau in Catalano”???!!! e come avrebbe dovuto dirlo? Ommadonna.
    E i nomi dei ragazzini come sono stati tradotti? Oddio no, non dirmelo.
    p.s. mi consola comunque aver trovato un estimatore di Marsé e di questo autentico capolavoro.

  9. @Vincenzo (2): “Spero che la traduzione gli abbia fatto onore”, era la chiusa del mio post.
    Tra l’altro, sto confrontando in questi giorni alcuni passi della traduzione di “Tiempo de silencio” di Luis Martín-Santos (fatta da Enrico Cicogna per Feltrinelli): anche lì, cavolo, di quelle libertà!

  10. A dire il vero, questo libro lo avevo già tradotto per motivi personali nel ’94. Lo mostrai anche al mio professore di letteratura spagnola, il quale mi convinse a provare presso qualche editore. Provai presso alcuni, ma tutti mi dicevano che i tempi non erano ancora maturi… Insomma poi ho lasciato perdere perchè mi ero davvero stufato. Comunque avevo anche tradotto “Un dìa volveré”.
    Ma il mio lavoro per la Taschen, per cinque anni, mi ha sempre assorbito tutto il tempo e le risorse.
    Piacere di averti “conosciuto” S/a.

    Vincenzo

  11. Piacere mio Vincenzo. “Un día volveré” non è uscito in traduzione italiana che io sappia, perché non provi a proporlo? Anzi, proverò anch’io a sondare informalmente il terreno con qualche conoscenza in campo universitario/editoriale.
    Magari ti lascio la mia mail, così se c’è qualche novità ci sentiamo senza passare dal blog:
    sogliadiattenzione@gmail.com
    Naturalmente non ti assicuro niente.
    Ciao!

  12. Beh, proviamo…
    A proposito: hai avuto modo di vedere la traduzione di “Si te dicen que caì”?
    E a proposito di letture, accidenti, adesso il nome dell’autore mi sfugge, hai mai letto “Historias del Kronen”?
    In ultimo, ho una copia del film di Marsè “Si te dicen que caì”. Lo hai visto?

  13. Vincenzo, sono passato anche martedì scorso in libreria per chiedere “Adiós muchachos” e mi han detto di ripassare la prossima. Poi ti saprò dire, è un “asunto pendiente”.
    “Historias del Kronen” di José Ángel Mañas (l’autore l’ho dovuto controllare anch’io) non l’ho ancora letto.
    E non ho visto nemmeno il film tratto da “Si te dicen…”. Ma c’è una ragione, che è un po’ una “sinrazón”, per dirla alla maniera cervantina: è che se non mi sbaglio il regista è Vicente Aranda e una volta ho visto la sua trasposizione di “Tiempo de silencio” è ho deciso che non avrei più visto nessun film suo tratto da romanzi. Però magari mi sbaglio e con “Si te dicen que caì” ha fatto un buon lavoro.

  14. Allora… Il film di Aranda non è bellissimo ma… tieniti forte… alla sceneggiatura ha partecipato lo stesso Marsè. Mi rendo conto che è difficile mettere su celluloide un testo come quello ma tutto appare così diverso e distante dal romanzo, proprio come successe col “Pasto Nudo” di Burroughs nel film di Cronemberg.
    Per quanto riguarda la traduzione, ho notato che la Lyria ha omesso alcuni passi (come quelli riguardanti i titoli dei film, quando “el Tetas” – ribattezzato “il Tette” dalla nostra Hado – fa dei giochi di parole tra “Brigada Criminal” e “Bragada Criminal”). E che dire del “naranjero” che uccide il giovane flecha nei primi capitoli? O le “cucs” di Miguel, che diventano i vermi (ma si gratta il sedere per le emorroidi e non per i vermi)? Sarnita, da sarna (rogna), diventa Rognetta e Juani la Trigo invece cambia in Juani il Frumento. La cosa strana è che lascia intatte e senza note a margine sigle come FAI, CNT, POUM ecc… Ah, che colpo al cuore…

    Vincenzo

  15. …dimenticavo la cosa più importante: il termine “AVENTI” (nella sua forma plurale “Aventis”). Più volte spiegato da Marsè (il film si apre addirittura con questa nota), il termine è un neologismo per Aventura/s, punto e basta, frammenti di memoria di discorsi, storie, dialoghi postprandiali e cose “per sentito dire” che animano le giornate dei ragazzi del Barrio Chino. Ora la parola “AVVENTI” che anima la traduzione italiana proprio non la capisco….

    Vincenzo

  16. Vincenzo, tu hai detto di conoscere e aver tradotto “Tiempo de silencio”… Io sto facendo una tesi di laurea su questo libro e le difficoltà di traduzione.. potrei contattarti per qualche aiuto\delucidazione??
    Se leggi questo messaggio e ti va di venirmi incontro, ti lascio la mia mail: sixtygirl2@tiscali.it
    Sarebbe un grande aiuto per me!! Grazie, ciao Anto

  17. @Vincenzo: probabilmente nella testa della traduttrice AVENTI sta ad AVENTURAS come AVVENTI sta ad AVVENTURE. Senza contare la contaminazione religiosa in italiano con “avvento” (almeno nella mia testa). Le traduzioni dei nomi della “pandilla” di ragazzini sono terribili.@Anto: ma la traduzione di Cicogna l’hai collazionata? Cicogna era noto per le libertà che si prendeva…

  18. @Anto: io non ho mai detto di avere tradotto “Tiempo de Silencio” (ci mancherebbe….). Comunque se hai bisogno di delucidazioni sulla traduzione (ma del romanzo?)la mia e-mail è ska65mad@libero.it

    Vincenzo

  19. ciao! il titolo assegnato alla versione italiana del libro è stato esplicitamente indicato dall’autore stesso ed era uno dei primi titoli che furono presi in considerazione prima del’ultimo definitivo che , come saprai, è un frammento dell’inno della falange franchista. Sono anch’io una veneziana e la versione in italiano l’ho acquistata in una libreria a Mestre… devo dire che la traduzione mi sembra raccapricciante, rende il romanzo improponibile e spesso privo di senso a chi non lo abbia potuto leggere in lingua originale (come nel mio caso che studio da pochissimo lo spagnolo!)…
    saludos!
    tatiana

  20. Ciao Tatiana, non sapevo che “Adiós muchachos” fosse stato indicato dall’autore. L’informazione è nell’edizione italiana? È veramente un peccato che la traduzione non abbia reso giustizia a questo capolavoro.
    In bocca al lupo per i tuoi studi di spagnolo!

  21. sì, questa indicazione data da Tatiana è inserita nella traduzione italiana. Tuttavia, ed è una mia personalissima opinione, a me non sarebbe piaciuto neanche se fosse stato il titolo dell’originale. E vorrei aggiungere che anche nella traduzione italiana di “Ronda del Guinardò” l’autore diede un suo suggerimento per il titolo: “Rosita e il cadavere” (da cui è stato tratto anche un film TV con Amendola come protagonista, ma non mi ricordo il titolo…)

  22. il film di ronda del guinardò si chiama Domenica ma è ambientato a Napoli. a me non è piaciuto, non rispecchia a pieno il significato del romanzo.🙂

  23. Ciao, ho visto che molti di voi leggono Juan Marsé, io sto facendo la tesi su di lui (non sto a raccontarvi il travaglio ancora in corso) e ho pensato che qualcunodi voi potrebbe darmi degli ottimi consigli: devo analizzare dei romanzi di Juan Marsé (non L’amante bilingue e Ronda del Guinardò) dove vi siano frammenti in catalano. vi lascio il mio inidirizzo email nel caso in cui qualcuno prenda a cuore la mia situazione: flavia2506@yahoo.it

  24. @Flavia: praticamente in tutti i romanzi di Marsé ci sono “catalanismi”. Non mi ricordo se qualcuno se n’è già occupato. Prova a fare una ricerca sul database MLA.
    Vedi anche le bibliografie in opere recenti su Marsé, tipo:

    Celia Romea Castro, Juan Marsé, su obra literaria: lectura, recepción y posibilidades didácticas, Barcelona, Horsori, 2005.

    Oppure il recentissimo:
    Ana Rodríguez Fischer (ed.), Ronda Marsé, Barcelona, Candaya, 2008.

    In bocca al lupo…

    • sono capitata qui cercando informazioni sul libro “si te dicen…”
      @vincenzo sarebbe per caso possible dare un’occhiata alla tua traduzione del libro? sto cercando di fare un’analisi del libro ma mi riesce un pò dificile capire molti pssaggi, dato che nn conosco benissimo lo spagnolo.. se fosse possibile contattami pure a a.erre@hotmail.it

      • Antonellita, questo è un post del 2008, non so se chi ai tempi ha commentato passa ancora di qua.
        Comunque, Si te dicen que caí è di difficile comprensione in molte parti, non solo perché, come dici, non conosci benissimo lo spagnolo, ma perché è una scelta deliberata dell’autore, che confonde storie di personaggi diversi, gioca sugli stessi motivi ricorrenti attribuiti a diverse situazioni, e, insomma, fa quello che si propone nel prologo, in modo che resti (vado a memoria) “confusa la historia y clara la pena”, citando Antonio Machado.

        • bene! mi si prospetta un lavoro difficile! grazie comunque x la risposta. ora però ti chiedo una cosa, visto che sei tanto appassionato di qst libro (o così mi sembra di aver capito) non è che che potresti inviarmi, in italiano ovviamente, una tua analisi più o meno dettagliata del libro? Io devo sostenere l’ultimo esame di spagnolo e nn vorrei fare cm tanti altri che leggono il riassuntino e lo vanno a raccontare alla prof. io il libro lo sto leggendo, e vorrei capirlo davvero solo che la mia traduzione in molti punti è lacunosa e nn riesco mai a farmi un quadro del tutto completo delle strorie raccontate. spero che sarai così gentile da volermi aiutare, in caso contrario grazie lo stesso.

  25. No, mi spiace, non posso. Tutto quello che ho scritto su questo libro è inedito è farà parte di un libro, quando avrò il tempo di finirlo. Ad ogni modo, ti ripeto, non è possibile farsi un quadro chiaro delle storie raccontate, perché sono volutamente confuse dai narratori nelle aventis.
    In bocca al lupo per l’esame, comunque.

    • crepi! e in bocca al lupo a te x il libro, comunque. =)

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