Le piccole differenze

“Do you know a funny thing about Europeans? It’s little differences”
John Travolta a Samuel Jackson in Pulp Fiction

Mattina, aspetto che il treno parta da Venezia per Udine, all’improvviso affianca il mio amato regionale da tregenda nientepopodimenoché l’Orient Express, proprio lui sì, esiste ancora e viaggia e si ferma naturalmente a Venezia, noblesse oblige. La Rolls Royce su rotaie trasuda da ogni sbuffo e cigolio un misto di mito e storia allo stesso tempo, bello anche dal di fuori, con quel blu scuro che sembra laccato, le rifiniture dorate così come d’oro sembrano le maniglie del predellino. Dentro, poi, per quello che riesco ad intravedere, molto legno, tende damascate, abat-jours, camerieri in livrea, samovar, bottiglie di champagne esauste nel loro secchiello. Ma questi dettagli sono niente in confronto a quello che uno immagina: indolenza e atmosfere ovattate, donne in vestaglie leggere e dalle spalline cadenti che appaiono e scompaiono misteriosamente nelle cabine, saluti cavallereschi, buongiorno barone Oblomov, buonasera Prospettiva Nevskij, dormito bene Herr Bismark, elementare mio caro Watson, e poi luci soffuse e conversazioni amene ma che si possono rabbuiare all’improvviso per un accenno alla decadenza dei costumi, all’aumento del prezzo del caviale, alla tensione sul confine tra Austria-Ungheria e Serbia. Due binari non si incontrano mai all’infinito e se si incontrano, non si salutano, anche perché in questo caso non è solo una questione di spazio ma di tempo, e il mio viaggia in un presente fatto di plastica, gomma, neon e colori male associati, il parto di uno studio di designer lobotomizzati. Premesso che stavo per salire in prima classe scambiandola per la seconda, cosa che è già di per sé indicativa dello stato delle cose, la seconda poi non si smentisce e mi rassicura con il ritorno dell’uguale: il finestrino dal quale spio gli extraterrestri dell’astronave a fianco è casualmente sbilenco e semiaperto e con la scritta guasto a pennarello bianco sul vetro, quello invece dalla mia parte mostra una vistosa e densa macchia di sebo ad altezza fronte, segno dei sonni agitati del passeggero precedente. Pulisco in qualche modo con la tendina di plastica spargendo il soffritto ben bene sul vetro, poi una signora paffutella, volendo essere buoni, si toglie sbuffante un piumone sintetico sotto il quale c’è una maglia altrettanto sintetica, e allora un sudore fragrante profuma piacevolmente lo scompartimento con effetto soporifero… meno male… mi addormento e sogno, sogno di essere sulla macchina del tempo qui di fianco, sorseggiando un Veuve Clicquot e lanciandomi in un’invettiva contro il nichilismo dei bombaroli anarchici, mentre da una cabina si affaccia una giovane vestale in vestaglia di lino bianco con spallina cadente, l’ho notata la sera prima a cena con i Messerschmitt, quelli degli aerei, è la nota ereditiera boema nonché famosa erotomane, mi fa vieni qua con il ditino, adesso mi dovete scusare però, noblesse oblige.

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4 Risposte

  1. Scommetto che la giovane vestale in deshabilles del sogno somiglia vagamente a Edwige Fenech.

  2. A dire il vero pensavo a Margherita Hack.

  3. Ma lei che è soglia si varca da solo? (sei un grande!)

  4. Un altro gioco di parole con il nome del sito e vengo a prenderti (con la mia torpedo blu…)

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