mia nonna

Mia nonna materna, nonna Teresina, dal cocón tirava fuori due chilometri e mezzo di capelli bianchi, che io non capivo come ci potessero stare dentro il  cocón, e  seduta alla luce della finestra che dà sul campiello, costruiva a uncinetto le favolose coperte di lana colorata che ancora oggi girano a casa dei miei, io passavo a trovarla, le nostre case sono confinanti, con il giardino in comune, e guardavo ammirato crescere la soffice pila di quadratini multicolori che poi avrebbe unito. Mia nonna era buonissima e anche quando si incazzava non riusciva ad essere credibile, che poi adesso faccio anche fatica a ricordarmela arrabbiata, e aveva lo sguardo chiaro e trasparente, onesto e incapace di fare il male, lo sguardo di mio padre anche, sebbene preso da quell’altra di nonna. Mia nonna faceva spanzare tutti ripetendo alla sua maniera le parole inglesi che sentiva alla televisione, e che uscivano filtrate dalla sua bocca assolutamente irriconoscibili, cosa che mia madre ha ereditado, sarà genetica, che uno a pensarci bene mica si iscrive a lingue poi, e allora mio padre faceva finta di non aver capito, oddio “faceva finta”, e le chiedeva di ripetere, così anche mia nonna rideva con quei quattro denti che le rimanevano e poi mandava mio padre a remengo. Le volte in cui da piccolo ho dovuto  mangiare a casa sua per qualche rara assenza di mia madre, io mi ricordo di aver mangiato sempre e solo pataterisi, così, tutto attaccato, chissà se si nutriva di qualcos’altro, a parte grandi scodelle di latte con le sóppe per cena. Mia nonna nel ’59 aveva perso la primogenita, la nipote neonata e a distanza di qualche mese il marito, mio nonno, che si ammalò di dolore, queste cose si scoprono più tardi, quando appare la persona dietro la funzione nonna. Nel più bel romanzo di Antonio Muñoz Molina, El jinete polaco, dal titolo di un quadro attribuito a Rembrandt, il protagonista Manuel, di ritorno a casa dagli Stati Uniti, ascolta dalla segreteria telefonica un messaggio della madre che lo avverte della morte della nonna. La sera in cui tornai da una vacanza negli Stati Uniti, i miei mi dissero che mia nonna era morta il giorno stesso della mia partenza. Stava già da qualche anno in una casa di cura, aveva avuto un ictus e non era più autosufficiente, andare a trovarla in quel posto mi metteva una tristezza immane, ma mai come il giorno in cui  la vidi per la prima volta in ospedale dopo l’ictus, così debole, indifesa, spaurita, e allo stesso tempo come se si volesse scusare per il disturbo, con il tempo a volte sembrava non riconoscermi, e comunque mi chiedeva sempre se avevo finito il militare, dal quale a quanto pare era un sette otto anni che non riuscivo a farmi congedare. Adesso non esistono più nonne, una nonna per essere tale dev’essere nata al più tardi nel 1910.

* * *

Cocón, Chignon, Crocchia di capelli.

Jinete, cavaliere.

Versione ampliata delle veloci righe lasciate a suo tempo nello stupendo tumblr mia nonna.

3 Risposte

  1. Bello il nuovo blog.

    • Grazie Alligatore!🙂

  2. […] porno (aggiornamento) Sempre a causa, immagino, di un nostalgico post dedicato dal  sottoscritto alla buonanima di mia nonna materna, continuano ad arrivare su questo […]

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