Òstrega i vichinghi

E così si è rimesso in moto l’allegro baraccone della Biennale e ai Giardini di Castello, alle Corderie e Artiglierie dell’Arsenale e in svariati palazzi sparsi per la città ferve l’allestimento della 53ª Esposizione Internazionale d’Arte che quest’anno si intitola “Fare Mondi” e che accoglierà come un gran calderone una serie di cose che alcuni chiamano “arte contemporanea”, altri invece usano espressioni più colorite. La mia esistenza schizofrenica fa sí che anche quest’anno mi ci trovi in mezzo. A meno di due settimane dalle varie vernici la maggior parte dei padiglioni è inesistente, ma il punto è che anche il giorno prima dell’inaugurazione sembra impossibile che si arrivi a farcela in tempo, ma poi, ventiquattr’ore dopo, come per miracolo, mentre gli addetti ai lavori e l’infame turba dei giornalisti stanno già spingendo all’entrata con tanto di “lei non sa chi sono io”, l’ultima spazzatura finisce sotto i tappeti assieme a qualche allestitore esausto e possono cominciare i giri di prosecco, l’unica cosa davvero importante. La libreria è un’altra di quelle cose al momento inesistenti, la stanno montando tre o quattro finlandesi o norvegesi o svedesi, di quelle parti, insomma, dove il design è cool, tutti alti due metri, qualcuno tatuato come un maori, ma in biennale bisogna essere strambi altrimenti non ti fanno entrare, io  sto pensando di diventarlo invece maori, nel senso di ingrassare una cinquantina di chili, così, come performance. Insomma, dicevo, assieme ai mobili sono usciti dalle casse anche questi finlandesi o norvegesi o svedesi (come le monache fabbricate a Vicenza di benniana memoria), pure loro da montare, ma non nel senso che dice una mia collega, e si sono messi al lavoro. Io ed altri aspettiamo che finiscano per riempirla di libri, la libreria. I vichinghi hanno piazzato una radio fuori dal padiglione, dove segano i pezzi, sintonizzata immancabilmente e  nientepopodimenoché su Radio Vanessa, meritoria emittente veneziana che secondo me copre Via Garibaldi e Giardini ma non so se arriva a S. Elena o a S. Piero de Casteo, e la cui programmazione è di questo tono:

Eòra, saludemo ea signora Maria co tanti auguroni pal so’ 75º compleano dai nevódi Alvise, Noemi e Màicol (nome diffusissimo a Venezia, scritto così, assieme a Kevin) e dai fioi Anna, Iacopo e Giandomenico.

In dissolvenza, parte una mazurca.

Ritorno in diretta: Gavemo in linea ea signora Carla che ea gà un messaggio par ea so’ visina de casa, ea signora Marisa. Signora Carla?

So qua, no voévo sóeo dirghe… che ea xe na trogia, capìo, trogia, ti gà da moeárghea de métarghe i oci su me marío, capío…

Viene coperta da “I migliori anni della nostra vitaaaaa…” del renatone nazionale.

Ecco, non so, ma sono strani questi finlandesi o norvegesi o svedesi o maori.

__________

Eòra, allora

nevódi, nipoti

moeàrghea, smetterla

2 Risposte

  1. ehiiiiiiii!!!! sei tornato!!!!! ma da quando?!? vichingone.:)

  2. ciao elena! mah, da febbraio, più o meno…
    😉

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