fenomenologia dei calzini

Uno fa la lavatrice, stende i panni, una volta asciutti piega le magliette e i boxer e stira le camicie, ma resterà sempre là, indomabile e spostandosi da sopra il letto al divano, dal divano a una sedia e poi di nuovo sopra il letto,  per giorni e giorni e fino ad esaurimento degli stessi, il mucchio dei calzini da appaiare.

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19 Risposte

  1. Capossela ha persino scritto una canzone, sul mistero (tutto maschile) dei calzini spaiati.

    • Ross, intanto bentrovata da queste parti. Quale sarebbe la canzone, che non mi ricordo? Io con Capossela sono fermo a Canzoni a manovella e poi vado a ritroso. Poi ci sarebbe anche un bellissimo e divertente libro dell’editore per bambini Orecchio Acerbo, Manuale dei calzini selvaggi.

  2. Modestissimo suggerimento: e optare per calzini dai colori più vivaci che hai visto mai stimolino all’azione?
    Risultassero sgraditi, non vedo altro rimedio se non quello di rinchiuderli, appena asciutti e nella consolidata configurazione di mucchio selvaggio, dentro un armadio o un cassetto.
    Con un’avvertenza di tipo pratico: che l’armadio (o il cassetto) sia ben illuminato, altrimenti nelle brume mattutine c’è il rischio di pescarne due diversi. E una di tipo… ehm… etico-filosofico-psicanalitico: decisioni simili sono attuabili solo quando il nostro livello di autocoscienza sia così elevato da permetterci di riconoscere, e soprattutto accettare, che operazioni del tipo “calzini da appaiare” non siamo nè saremo mai in grado di compierle….. ma siamo deliziosi anche così.

    • Siu, in effetti calzini colorati sarebbe la soluzione, e bada che nella foto compare del blu o marrone, perché la regola è una ventina di paia tutti neri, motivo per cui se ne stanno giorni lì ammontonati, e motivo per cui ho deciso di accettare questo mio limite etico a cui, come ho scritto qualche giorno fa citando Feyerabend, con cui ti sto pungolando ultimamente, non è la ragione che si può opporre ma l’umore. Devo dire che quelle (poche) volte in cui mi metto là, paziente come un monaco amanuense, ad appaiare i calzini, a lavoro ultimato ne ricavo grande soddisfazione morale, quella del lavoro portato a termine, quella che vede la vittoria del cosmo sul caos.

  3. E’ vero, danno un piacere rassicurante e impagabile le quotidiane vittorie che grazie al nostro agire il cosmo riporta sul caos; e sono soddisfazioni (guarda caso…) tanto più profonde quanto più ci è ostico il compito portato a termine. Per quel che mi riguarda: levare strati e varie configurazioni a base di polvere da pavimenti, mobili, oggetti… attività rispetto alla quale trovo ahimè arduo assai racimolare possibili incentivi all’umore adatto.
    Per l’accoppiaggio calzini sarei invece più ottimista e, sempre nella scia di “consigli non richiesti: suonare siu” ho ben due suggerimenti due da proporre. Il primo è di mettersi in grembo l’incolto gregge al termine di una qualsiasi fatica fisica, mentre si sprofonda sul divano per riposarsi: l’attività abbinatoria, oltre che rilassante, potrebbe risultare allora persino piacevole (non impegnativa fisicamente, e insieme testimone di un ozio vigile e utile, presumibilmente più appagante di uno del tipo sbracato/animalesco).
    Il secondo è il calzino come possibile momento di riflessione, e si rifa alla scuola di pensiero di una mia vecchia amica, dalla quale peraltro il mio militante fancazzismo mi dissocia irrimediabilmente: sempre indaffaratissima, lei adora sedersi al tavolo di cucina a pulire montagne di spinaci, perchè in quel lasso di tempo, dice, ha la possibilità di dare libero corso ai suoi pensieri (anche i più elevati e sublimi, ho intuito con gli anni).
    Lo spinacio, ed eventualmente -per analogia- il calzino, come strumento di meditazione…(?)
    Vero è che i pensieri in genere arrivano più volentieri tangenzialmente a qualcosa, piuttosto che in un vuoto assoluto. O no?

    • Tocchi un grande tema con queste righe, la “superiorità” – almeno secondo me – del lavoro manuale su quello intellettuale.

  4. Si intitola “Il paradiso dei calzini” e fa parte del disco “Da solo”, uscito l’anno scorso.
    E’ una sorta di nenia, di favola poetica che racconta di come tutti noi ci possiamo sentire dei calzini che hanno perso il compagno, qualche volta nella vita.

    In realtà girano insistenti voci di furto su questo pezzo, e secondo me l’intero album è stato un grande passo falso, comunque ti lascio un video, se sei curioso: http://www.youtube.com/watch?v=gTBisUYfF-E

    Grazie del benvenuto. A presto.

  5. Ma perchè Ross da te compare ancora con la faccia da gattona di Alice? … sui calzini che dire? Ho un amico di Venezia che non indossa mai i calzini. Pure d’inverno mi pare. Ho forse non l’ho mai visto d’inverno? Quante domande…

    • Forse per andare da me a te bisogna attraversare uno specchio e l’immagine del gatto resta da una parte… 😉

  6. Brrr…ividoni al solo pensiero di non indossare i calzini d’inverno a Venezia, anche se non sarebbe poi così strano, in una città che la prima cosa che ti spiattella davanti appena esci dalla stazione sono due volte i Scalzi, nella fattispecie di chiesa e ponte.
    Mi scappa: conoscete questo sito?
    http://venicedailyphoto.blogspot.com/
    Lo amo quasi quanto quest’altro:
    http://triestedailyphoto.blogspot.com/
    (“quasi”, solo perchè triestina). Buona visione.

    • Siu, bellissimi i due link, grazie, metto fra i preferiti! Quindi sei triestina (oddio, forse l’avevo letto da qualche parte in un tuo commento lasciato da Trivigante). Trieste mi è molto cara e ci vado non dico spesso ma periodicamente, ho due grandi amici là, anche se forse, con mia grande tristezza, fra un po’ si trasferiranno in Spagna (lui è uno scrittore spagnolo) (fra parentesi, l’ultima volta mi ha portato in quel posto fantastico dove fanno i panini con la porchetta, i wurstel e altri carni bollite e poi ci metti il kren e/o vagonate di senape, come si chiama, da Bepi?, che poi è uno spettacolo vederli maneggiare i coltelli…).
      Poi ci sarebbe anche il capitolo “naja” (sì, ho fatto la naja e non il servizio civile, una storia che magari racconterò), che ho svolto in gran parte proprio a Trieste, a Villa Necker.
      Siamo entrambi legati dal mare.

  7. @Alligatore: perchè il mio account google si rifiuta di riconoscere il nuovo avatar.
    Che poi è un modo meno disonorevole per dire che non sono capace di farlo funzionare.

    • Non chiedete a me ‘ste robe…

  8. Se sto scivolando nell’uso personale di blog avvisatemi, per piacere.
    “Da Pepi” è una vecchia e gloriosa istituzione, passavo da quelle parti proprio ieri e ho cominciato a sentirne il profumo, e quindi a rischiare l’estasi, tre isolati più indietro.
    “Scrittore spagnolo che vive a Trieste” mi evoca invece solo un nome di cui non sono neanche sicurissima, letto forse da qualche parte, ma comunque non ne so assolutamente nulla: Sainz (?)
    Il tuo militare in effetti un po’ stupisce, villa Necker ancora di più… (cos’eri, l’attendente di qualche pezzo grosso..?) insomma, sì… potresti raccontarci.
    Non so quanta… triestitudine occorra, per quest’altro link che personalmente mi fa scompisciare. Forse tentar non nuoce… in fondo, oltre al mare, ci unisce un dialetto non proprio dissimile. E poi che dico… è in inglese.
    http://www.mononbehavior.altervista.org/home.html
    Ma….. dai calzini, eravamo partiti??

    • Ehmmm.. già, dai calzini. Ma siam finiti ben presto off-topic. E chissenefrega. Ma soprattutto, ¡qué viva Pepi!
      Lo scrittore è proprio lui, González Sainz, complimenti.
      Sul militare al momento sorvolerei, per questioni di economia e per non andare veramente troppo off-topic (i calzini, ricordi?).
      Il link è strepitoso (i xe proprio tuti mati i triestini).
      Bon, dovrei lavoricchiare un altro po’… a presto!

  9. Il gesto d’amore più grande di una donna verso il moroso/marito è appaiargli i calzini…se una donna compie questa improba azione per voi maschietti, allora vi ama davvero.
    Ocio, è una roba che magari farà le prime volte (come certe pratiche spericolate sotto le lenzuola), poi si riprecipita nella routine.
    Però finché dura non c’è niente che gli somigli, manco lontanamente 😉
    (Ah, io sono riuscita a tenere un groppone di calzini incasinatissimi in una bacinella per un anno circa, non avevo voglia di metterci le mani. Mi sa che ho vinto).:)))

    • La mia era un’esca, in effetti ;).
      Peccato però quella cosa là, dico, quella cosa di sotto le lenzuola, quelle certe pratiche spericolate che si perdono.
      Certe pratiche spericolate sotto le lenzuola.
      Mariavergine.
      Spericolate.
      Ossignùr.
      Che si perdono.
      Vado a farmi una tisana.

  10. Tisane e piegamento di calzini…la nuova frontiera della perversione.
    Altro che SM.
    😉

    • Living la vida loca 😀

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