noi e loro, o anche modelli statici e dinamici, o anche sistemi aperti e chiusi

“Ogni cultura crea il proprio sistema di marginali, reietti, coloro che non si iscrivono al suo interno e che una descrizione sistematica e rigorosa esclude. L’irrompere nel sistema di ciò che è extrasistematico costituisce una delle fondamentali fonti di trasformazione di un modello statico in modello dinamico. […] L’osservatore, collocato al di fuori del sistema dato, può assumere un duplice ruolo. Infatti, un sistema che non abbia un osservatore esterno e sia interamente rinchiuso dentro la sua struttura non ha, e non può avere specificità. […] Solo la dislocazione del punto di vista al di fuori, in uno spazio esterno a sé, permette di cogliere la specificità di ciò che è regolare. Non a caso le prime descrizioni della specificità di un popolo sono sempre opera di stranieri.”

(Da Jurij M. Lotman, Cercare la strada. Modelli della cultura, Venezia, Marsilio, 1994)

Leggendo queste riflessioni di Lotman non potevo non pensare all’Italia del tempo presente, e alle sue “specificità” come le racconterebbe un occhio straniero. O migrante.

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