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Elogio sperticato del Barbiere Tradizionale
26 febbraio 2010

Andare a tagliarsi i capelli dal Barbiere Tradizionale è un rito tipicamente maschile ma che credo in via di estinzione, ed è speculare a quello femminile del parrucchiere, questo assolutamente immune dal rischio estinzione. Sì, lo so, anche gli uomini vanno dal parrucchiere ormai (e per questo fra qualche tempo i barbieri spariranno), spendendo cinquanta euri per un taglio ed uscendo conciati come quei due deficienti dei Sonohra (Sohnora? Sonorah? Mah…). Anche perché a tagliar loro i capelli dal parrucchiere ci sono di norma dei giovanotti conciati come quei due deficienti dei Shonora e che hanno seguito pure gran corsi e sognano un giorno di tagliare i capelli ai Sonorha. Ma lasciamo perdere questi segni evidenti dell’avvenuta catastrofe e torniamo a parlare di quegli uomini non ancora metrosexual, mettiamola così, o semplicemente non ancora colpiti dalla catastrofe e che non hanno trenta creme per il viso sulle mensole del bagno ma solo un dopobarba fortemente alcolico che li fa gridare dal dolore ad ogni rasatura (è un ricordo il mio eh, non mi rado a fondo, nel senso di pelo e contropelo, da almeno quindici anni, e quando passeggiando per il ghetto vengo salutato con uno shalom, allora capisco che è ora di darci una sistemata alla barba). Questi esemplari di panda, dicevo, non andranno mai dal parrucchiere, ma bensì e solo dal Barbiere Tradizionale.

Io ho uno zio barbiere e fratello di un barbiere, potete capire quindi che da bambino e fin ben dentro l’adolescenza, i capelli me li tagliava lui, pure con servizio a domicilio, come faceva con tutti i familiari e amici. Anche perché se fossimo andati tutti a casa sua, mia zia l’avrebbe rincorso col rasoio. Guidava pure gli autobus, senza separarsi mai dal suo rasoio e dalle sue forbici in caso di liti coi passeggeri. Sto scherzando. Io da adolescente ero un cesso. Occhiali con la montatura dorata e una mascagna terribile che sostituì la frangetta sulla fronte delle medie come segno di crescita e modernità. Ero pure mona, ma questa è un’altra storia. Se non altro mi fu risparmiato l’acne. Qualche anno dopo, invece, diciamo tra il dopo militare e i venticinque anni, non dico che il brutto anatroccolo fosse diventato un cigno, ma facevo la mia porca figura: via occhiali e sotto lenti che ho gli occhi belli scuri, capelli lunghi fino alle spalle, barba incolta. Erano gli anni del grunge. È in questa fase che scoprii o scopersi il Barbiere Tradizionale, perché lo zio era ormai inadeguato. Morì qualche giorno dopo di dolore per il tradimento. Sto scherzando. Il mio primo Barbiere Tradizionale è stato a Chioggia e la barberia credo fosse allo stesso tempo sede del Comune, agenzia di stampa, centro anziani, mercato del pesce e impianto di stabulazione vongole veraci. Uno strato superficiale di quotidiani e riviste occultava un paradiso di giornaletti porno. Alcuni nemmeno si tagliavano i capelli, restavano là a leggerli. È cosa risaputa che il Barbiere Tradizionale fa un solo tipo di taglio, quello da marine americano, l’unico adatto secondo lui a una persona decente, altro che Hsonora, per cui qualunque taglio voi gli chiediate, lui tenderà a trasformarlo asintoticamente in quello da marines se vi distraete. Bisogna essere vigili. Quando toccava a me, che gli arrivavo con mia bella coda di capelli ricci, lui irrimediabilmente ci provava: taglio tutto? No una spuntatina ai lati e una ritoccatina al resto – bisogna sempre usare diminutivi in questi casi. Al che il suo pensiero andava probabilmente a Spengler e a La decadenza dell’Occidente, dove tra l’altro si dice che la civiltà occidentale è stata sempre salvata da un pugno di soldati. Dopo di me poteva comunque tornare ad esercitarsi con l’implacabile taglio marines sui vongolari chioggiotti. Poi un bel giorno, probabilmente drogandomi a mia insaputa, una morosa mi ha fatto entrare stordito da un parrucchiere – l’unica volta – e ne sono uscito rasato. Da allora e per circa dieci anni sono stato autosufficiente.

Ora, lasciati addietro gli opposti estremismi, sono tornato al piacere della barberia. La barberia tradizionale è un luogo spartano, le pareti hanno i listelli di fòrmica, il design è fermo agli anni cinquanta, il taglio costa quindici euri. Il Barbiere Tradizionale è di norma calvo, cosa che potrebbe insospettire, dai ripiani e dai cassetti tira fuori strani aggeggi come pompette che nebulizzano l’acqua a forma di clistere, che uno guarda tra l’incuriosito e l’intimidito, o sacchi tipo quelli di cemento da cinquanta chili ma di borotalco, motivo per cui ogni tanto nella barberia cala una fitta nebbia profumata. Dal Barbiere Tradizionale i pensionati stazionano ore, passano a salutare, leggono il giornale, si lamentano. Dal Barbiere Tradizionale si fanno i “discorsi da barbiere”, che non hanno niente da invidiare a quelli degli enciclopedisti francesi, e nella mezzora circa che passa tra l’attesa e il taglio, si può divagare, per dire, sull’elezione a sindaco di Brunetta (il padre vendeva o riparava stilografiche qui a due passi ed era più nano del figlio, si commenta), sul rifacimento del tetto del condominio e conseguenti mugugni dei condomini taccagni (dico di fidarsi dell’architetto, mia amica), sulla situazione economica spagnola (sa che mi occupo di cose spagnole e il discorso finisce spesso là), sulle acque alte che continuano a imperversare malgrado o forse a causa dei lavori del MOSE (un signore entra, accende la polemica e poi se ne va). Il tutto cercando nel frattempo di non uscire con il taglio da marines.