Silvio Berlusconi

Lo stato ultimo della metamorfosi è la figura. Essa, per sua prerogativa, non consente più ulteriori metamorfosi. La figura è delimitata e chiara in tutti i suoi tratti; non è naturale, bensì creata dall’uomo (p. 452).  La maschera si distingue per la sua rigidità da tutti gli altri stati finali di metamorfosi. Essa sostituisce ad un gioco di espressioni mai quieto, perennemente mobile, l’esatto opposto: una perfetta rigidità e costanza (p. 453).

La maschera è uno stato finale. Nella maschera sfocia e termina il corso fluido delle metamorfosi confuse, fermentanti, di cui è meravigliosa espressione ogni volto naturale, umano.  Dall’istante in cui quel flusso vi giunge, non appare più nulla che stia iniziando, nulla che sia accenno inconsapevole e ancora privo di forma. La maschera è chiara,  esprime qualcosa di ben determinato, non di più e non di meno. La maschera è rigida: ciò che essa esprime non muta. È vero che dietro questa maschera può esservene un’altra. Nulla impedisce di portare una maschera sull’altra. […] Un salto porta dall’una all’altra. Qualunque cosa possa esservi in mezzo viene rimossa; non c’è nessun passaggio intermedio che esprima la transizione sul volto dell’uomo. Il nuovo, l’altra maschera, appare all’improvviso. È chiara e rigida esattamente quanto la prima. Tutto è possibile di maschera in maschera, ma solo mediante il salto di maschera, solo mediante il medesimo, concentrato, tipo di passaggio (p. 454).

L’azione della maschera è principalmente verso l’esterno. La maschera crea una figura; è intangibile, stabilisce una distanza fra sé e l’osservatore. Essa può avvicinare maggiormente all’osservatore stesso […], ma questi, per parte sua, deve restare là dove si trova. La rigidità di forma diviene anche rigidità di distanza: il fatto che la maschera non muti affatto, è appunto ciò che la rende allontanante (pp. 454-455).

Immediatamente dietro la maschera, comincia il mistero. […] La maschera manifesta molte cose, ma ancor più ne nasconde.  È un barriera divisoria […].  La maschera minaccia con il segreto che si accumula dietro di lei. Poiché non è possibile leggere su di lei il mutare dell’animo come su un volto, si sospetta e si teme dietro di lei l’ignoto . […] La maschera è dunque proprio ciò che non si trasforma, immutabile e durevole. […] La sua perfezione consiste nel fatto che essa sia esclusivamente  così e che resti in conoscibile quanto si cela dietro di lei. Tanto più è chiara, tanto più oscuro è ciò che le sta dietro (p. 455).

La maschera è applicata ed esterna. Come entità materiale, è chiaramente separata da chi la porta. Egli la sente su di sé come qualcosa di estraneo, né può mai sperimentarla interamente come proprio corpo. La maschera lo disturba e lo stringe. Finché la esibisce, egli è sempre una creatura duplice: se stesso e la maschera. Quanto più l’ha portata, tanto più la conosce, tanto pìú – portandola – penetrerà nella sua figura. Ciò nonostante un residuo della sua persona continuerà ad essere separato da lei: è quella parte di lui timorosa che egli sia scoperto […] (pp. 456-457).

La maschera disturba e limita la metamorfosi per il fatto che potrebbe essere gettata a terra. Proprio per ciò, chi la porta deve badare a non perderla. La maschera non deve cadere, non deve aprirsi […] La sua persona quotidiana è occupata con la maschera, mentre egli si trasforma in essa. Egli è dunque duplice (p. 457).

Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi

2 Risposte

  1. Dei passaggi illuminanti. O fulminanti, a seconda dei casi.

  2. Riferito al titolo del post, il passaggio chiave mi sembra:
    “Quanto più l’ha portata, tanto più la conosce, tanto pìú – portandola – penetrerà nella sua figura.”
    ll nostro, cioè il loro, lo si direbbe penetrato a tal punto nella sua maschera da essersi ormai fuso completamente con essa.
    Ma se è vero che assomiglia sempre di più, cito “mazzetta”, ad un premier (inutile e) ormai impazzito come la maionese, ad un puttaniere imbizzarrito, magari non è da escludere che -intrecciate all’età e ad un possibile esito infausto delle elezioni- lo assalgano sensazioni che hanno a che fare con:
    “…un residuo della sua persona continuerà ad essere separato da lei: è quella parte di lui timorosa che egli sia scoperto”
    “chi la porta deve badare a non perderla. La maschera non deve cadere, non deve aprirsi”.
    Porello?

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