del buon vicinato

Ho sempre avuto un gran culo con i vicini di casa. Così tanto che è un miracolo se non sono ancora finito in cronaca. Magari sono io un intollerante rompicoglioni e pretendo troppo dall’umanità che mi circonda, soprattutto in fatto di educazione, di rispetto reciproco, di coscienza che esiste l’altro, insomma, in tempi in cui esiste solo un io tanto più gonfio quanto più nulla, motivo per cui il mio vicino di casa ideale è il bradipo tridattilo. A Venezia, poi, dal punto di vista dell’isolamento, con calli distanti una dall’altra mezzo metro, la televisione, per esempio, vive un’esistenza doppia: in casa dei vicini e a casa tua. Ecco, per esempio: la televisione. Io ho un grande nemico storico ed è proprio lei. Non solo in quanto mezzo di stordimento e imbarbarimento delle masse, italiote in particolare. Ritengo infatti la televisione la causa UNICA della decadenza del mondo e dei suoi abitanti. Ce l’ho eh, e quindi so di cosa parlo. Credo che bisognerebbe considerare il mezzo per non più di quello che è, un calorifero che fa anche luce, che si può attaccare a un dvd, e che ogni tanto, sempre meno, trasmette una buona partita di calcio, una volta anche di tennis, o un documentario sui bradipi. Ma la televisione è il mio grande nemico soprattutto nella sua condizione di elettrodomestico che fa confusione. Molta confusione. Soprattutto quando confusione è l’ultima cosa di cui avresti bisogno. L’altro mio incubo, anche in prospettiva di futuri traslochi, è il vicino con lo stereo a palla, di solito su base technotrance o sull’ultima merdata del momento tipo Ladigaga, ma il punto è che lo stereo a palla, se non è il tuo, rompe i maroni anche con la nona di Beethoven o con Kind of Blue di Miles Davis. Ritorniamo alla televisione, comunque. Qual è la combinazione più pericolosa per i propri nervi che si possa verificare come vicino di casa? L’anziano solo e sordo. Con televisione. Accesa tutto il giorno. A volume da sordità, appunto. Questa presenza mi accompagna da una vita, anche quando vado all’estero. Rispondo ad un annuncio, vedo una casa che mi sembra carina, mi informo sul vicinato (domanda peraltro inutile, come chiedere al concessionario se la macchina usata va bene o all’oste se il vino è buono), la prendo, chiudo per la prima volta la porta dietro di me e si accende la televisione del vicino anziano solo e sordo, che nel momento in cui ho visto l’appartamento stava sonnecchiando. In quell’attimo, inoltre, l’appartamento rivela anche la consistenza delle pareti di cartongesso. Un giorno, a Madrid, mi sono ritrovato a cercare di scrivere invano le prime righe di una tesi dottorale indossando le cuffie che usano gli operai quando maneggiano i martelli pneumatici e, vedendomi un attimo dal di fuori, benedetta DISTANZA che solo tu ci salvi (e ci condanni pure, ogni cosa è due), non ho potuto che mettermi a ridere di me stesso. Poi, con la stessa risata ma già più verso il rictus, sono salito al piano di sopra nascondendo malamente dietro di me una mannaia.

Da anni la mia vicina di casa dell’appartamento giusto a lato, vivo in una corte, è una signora anziana che avrà 160-170 anni ed è sola e sorda. Il suo televisore, d’estate, più volte mi fa saltare dalla sedia. Lo scatolone è sintonizzato irrimediabilmente su quanto di più becero viene trasmesso ogni giorno, Studio Aperto compreso, per cui immagino che il mondo per lei si divida ormai nettamente in due:  immigrati sanguinari che cercano di scalare zitti zitti quatti quatti le sue mura di casa kriss in bocca e vecchiette terrorizzate. Conosco i suoi orari e gusti. Ci sono almeno due appuntamenti fissi, alle 11 e alle 14, con due telenovelas o cose così, non ho mai controllato quali, di cui mi arriva solo il sonoro. E qui la cosa si fa interessante, perché nell’isolare il sonoro dalle immagini, il primo risulta composto unicamente da pianti, singhiozzi, sospiri e sussurri pieni di pathos, non ho mai sentito altro nell’interazione fra i personaggi. I vicini del piano di sotto, altro caso curioso, sono invece una coppia di signori molto distinti che ha il televisore esattamente in asse con il mio letto: ciò non sarebbe così grave se non fossero degli incalliti nottambuli che lo accendono nel momento esatto in cui appoggio la testa sul cuscino. Sono arrivato a pensare di avere io l’interruttore dentro al cuscino. Questi fanno tutte le notti le due tre di notte, come minimo, ma il televisore è acceso a volume da multisala di periferia. Vedono un sacco di film di guerra o con incidenti, mi pare di capire. A volte sono sceso da loro all’una e mezza, con la mannaia dietro la schiena. Altre ho telefonato dopo le due. In ogni caso ero a letto dalle dieci, cercando di prendere sonno, con sveglia tipo alle sei la mattina dopo. Una volta la signora, che dei due è la più simpatica, alla mia gentile richiesta di abbassare almeno il volume che mi sveglio presto per lavorare, scusate il cliché, mi rispose: noi viviamo di notte perché non abbiamo bisogno di lavorare, con il tono esatto di chi si vanta. Mi stupì tanto che mi cadde la mannaia e rimasi senza parole. Ci penso ancora a quella risposta. Un terzo vicino, a piano terra, è un tossico del bricolage e in casa ha una ferramenta con cui suppongo rifornisca tutte le ferramenta della città e che dispiega in tutta la sua potenza in corte invariabilmente tutti i sabato e domenica mattina, dalle otto in punto, per i lavori più disparati anche se uniformi nel casino, un giorno sono i balconi da rifare, un altro le fogne da stappare, un altro ancora il motore della barca da smontare e rimontare, così per gioco immagino, usando tutta una serie di trapani, flessibili, pompe, seghe circolari, detonatori ed esplosivi.

Credo che la soluzione abitativa ideale per gli umani, che sono esseri  brutti, sporchi e cattivi, sia quella della casa isolata con giardino. O forse solo per me. Ammetto che urbanisticamente è un modello poco praticabile, soprattutto dal punto di vista dell’impatto ambientale: una città come New York avrebbe la superficie del Texas. Ammassati uno sull’altro si deve per forza imparare a convivere e non come in Texas, dove ti sparano e poi ti chiedono chi va là se sconfini. Senza contare che un tale modello abitativo è poi disorientante. A New York, quell’unica volta che ci sono andato, giravo tranquillamente per streets and avenues, ma una sera, tornato nel New Jersey  e sceso dal bus, diretto verso la casa dei genitori di un amico, nell’uniforme susseguirsi di casa più giardino più macchina sul vialetto, all’improvviso mi sono reso conto che giravo in tondo, tipo The Blair Witch Project e con la stessa terribile sensazione, anche perché era ormai buio, nessuno per strada naturalmente, conseguenza del modello è che ci si muove solo in macchina, e dopo aver chiesto la via a un gentile afroamerican spuntato dal nulla e stupito che gli chiedessi qualcosa, e che mi rispose don’t know con la gentilezza di un vaffanculo, ho dovuto telefonare che venissero a prendermi : dove sei; allora, ci sono delle case con giardino e la macchina sul vialetto; non piangere, arriviamo subito.

13 Risposte

  1. Ti consiglio “Delitti esemplari” di Max Aub, Sellerio editore.
    Non risolve, ma aiuta.
    Consolati: il mio poco compianto vicino, buonanima, tutte le domeniche d’estate, alle cinque a.m. in punto, accendeva la motofalciatrice con motore a due tempi per sfalciare il giardino.

  2. Eh caromio come ti capisco! La prima mattina nel mio nuovissimo appartamento, dopo il trasloco, mi sono messa a piangere quando alle sei del mattino sono stata svegliata nell’ordine da:
    1) i tonfi, le urla e le corse dei due gemellini quattrenni del piano superiore, di cui mi era stata abilmente nascosta l’esistenza.
    2) gli sciacquoni-niagara dei tre piani superiori.
    3) la doccia-cascatadellemarmore del vicino.
    4) l’avvio dei motorini truccati dei due adolescenti che hanno il garage sotto la mia finestra.
    5) l’abbaiare del cane Fernanda dell’altro vicino.

    Passata la tempesta mattutina, in compenso per il resto della giornata e della serata non si ode rumore alcuno.
    Qui alle nove sono già tutti a letto senza televisione e presumibilmente anche senza cena.
    Per svegliarsi presto al mattino.

    Quando decidi per la casa di campagna in mezzo al nulla, chiamami.

  3. Bel post: mia sperticata ammirazione letteraria unita a grande solidarietà, non avendo mai smesso di soffrire di problemi simili. Per i quali spesso ringhio e/o digrigno i denti e/o telefono all’amministratore, con risultati in ogni caso vicini allo zero; devo dire però che, al confronto con te, malheureux s|a, quasi quasi mi convinco che vivo in mezzo a un’oasi di silenzio…
    E allora un flash, se posso, dal passato, e del tutto estemporaneo: ferragosto di una decina d’anni fa, casa precedente, finestre su un immenso cortile circondato da condominii. Primo pomeriggio, caldo boia, silenzio totale, tutti via (o in vacanza o, da bravi triestini, “al bagno”); mi chiedo se tra le centinaia di possibili affacciatori su quel cortile non sono, com’è probabile, l’unica rimasta a casa, quando partono le note di un sassofono. Vicino e reale, voglio dire non da una radio o uno stereo. E suona da dio… Tuffata di colpo dentro una bolla di compiuta, magica pienezza… inchiodata e travolta da ondate che sono insieme di stupore e di bellezza… testa, anima, peli e budella… Dal nulla, quell’improvvisa epifania: un mare d’incredibile, sopraffina beatitudine. La performance in sè, senza dubbio, ma forse soprattutto lo scambio, inusitato e stupefacente, per cui la sospesa irrealtà ferragostana rende il senso di quella musica superba ancora più profondo, ricevendo a sua volta in regalo da quei suoni uno spessore del tutto inedito e inimmaginabile.
    Non saprei dire cosa suonava, il dio… credo che improvvisasse. Ho poi saputo che era ospite della nonna, al piano di sopra, e non per niente nella vita poi quello ha fatto: il suonatore di sassofono.
    Momento di estasi che comunque, neanche fosse un peccato (nella vita a quanto pare si paga tutto…) sto scontando, a rate, negli ultimi anni: nella casa attuale, ad agosto, piomba regolarmente (ben) altro suonatore di fiati, in vacanza presso altra nonna: questa volta un piano sotto, e il nipotastro è dentro a una tromba, che soffia. Ma mai tenacia fu più degna di… miglior causa: o sono esercizi, leggi scale, o tentativi di qualcosa, ma non c’è una volta che filino lisci, senza l’immancabile -come diceva la mia maestra di piano- “schincada”, che fa ripartire tutto daccapo. Inesorabilmente, implacabilmente, e a tutte le ore possibili. Per fortuna, se non altro, solo diurne.
    Tornando alle tue pene, ben peggiori, mi viene in mente un unico suggerimento, s|a: la prossima volta, la mannaia… bene in vista!

  4. @Lector: Max Aub, interessante, mo’ me lo segno.

    @elena: ma che nome è Fernanda per un cane, una mia amica non sarebbe contenta. Vedi, io ho da tempo in programma di andar via e comprar casa da qualche parte, ma poi vicissitudini varie mi fanno rimandare la decisione e ristagnare la ricerca, però ho il terrore di quello che potrebbe capitarmi come vicinato. Sono sicuro che quando hai visto la casa i gemelli erano all’asilo, nessuno è andato al cesso né per evacuare né per docciarsi, gli adolescenti motorizzati stavano facendo le impennate per impressionare le coetanee e Fernanda dormiva. Di buono, mi sembra, hai tranquillità di giorno e di sera. No television soprattutto, maledetta sia.

    @siu: una tromba come rompimento di balle dev’essere notevole, specie se suonata nella maniera che racconti. La differenza con i miei disturbatori è che questi sono presenze inamovibili, tutti i santi giorni, perché se la vecchietta sorda d’inverno non la sento più, quelli di sotto sono implacabili nel loro passare nottate davanti al mezzo, a parte quando vanno in vacanza, e le esplosioni mattutine del matto-bricolage idem, si sentono anche a finestre chiuse.

    Ah sì, poi ci sarebbero le campane di S. Giobbe, ma di questo ho già parlato in un vecchio post. (https://sogliadiattenzione.wordpress.com/2008/08/11/le-campane-di-s-giobbe/)

  5. Cambio d’immagine, vedo. Verde speranza? Speri che i vicini si trasferiscano in massa?;)

    • O loro o me, ne resterà soltanto uno.

      Faccio presente ai commentatori disattenti, tutti quanti, che è cambiata anche la versione, prima era 3.0.2 ora è 3.0.3, di solito nei siti seri questo ha implicazioni più serie, ma qua significa solo che è cambiata la carta da parati, però fa figo cambiare la versione come fossi firefox, solo che nessuno ha cliccato su 3.0.3, commentatori disattenti che non siete altro, e quindi vi metto un 18 a tutti, accettate o tornate a settembre?

  6. S|a: infatti, i gemelli erano all’asilo e nessuno evacuava.

    Io comunque arrivavo da anni di appartamento a picco sul Terraglio con camion rombanti a tutte le ore, che sfioravano il mio terrazzino e facevano vibrare le finestre, e da anni di cane (tale Blechi o Bechi) abbaiante del primo piano e mi sono fatta fuorviare dalla strada “accesso consentito solo ai frontisti” e perdipiù senza uscita.
    Non ho quindi pensato ai rumori interni.

    Comunque sì, sono fortunata, la televisione è peggio, molto peggio.

    E poi dopo sette mesi di bestemmie, ormai mi sto abituando..

  7. senti un po’: ma quella sorta di bestia rossa con il sorriso da gatto del Chesire, i tre capelli elettrizzati e le gambe affusolate che contraddistingue i miei commenti, me l’hai assegnata tu perché mi immagini così, o è wordpress che mi sta fotografando attraverso il monitor?

  8. @Elena – nooo, ti prego, non mettiamo in discussione i “francobolli”: io qui finalmente ho trovato un ritratto che mi abbellisce spropositatamente, e non ci rinuncerei per niente al mondo (anzi, detto sottovoce, se mando ogni tanto un commento è solo per potermi molto narcisisticamente rimirare…:-))

  9. @elena: se stavi sul Terraglio allora devi sentirti in un’oasi adesso.

    Per quanto riguarda l’avatar (credo si dica così), fa tutto wordpress, ci dovrebbe essere un modo di cambiare almeno il mio, ma non ci sono ancora riuscito, a dimostrazione che il 3.0, 3.0.2, etc. è tutta fuffa.

    @siu: tranquilla, nessuno te lo toglie ormai.😉

  10. carissimo il mio, ti rileggo ogni tanto e sempre con immenso piacere…. arrivo tardi, ma non posso fare a meno di pensare leggendoti al grandissimo film “La finestra sul cortile” del maestro Hitchcock.
    Mi viene spontaneo chiederti tale osservazione precisa da dove ti viene, il protagonista del film diventa un voyer costretto su sedia a rotelle… e poi carissimo non tutti i mali vengono per nuocere, non si sa mai tu possa essere il protagonista di qualche avventurosa vicenda con lieto fine naturalmente in cui il tuo pittoresco vicinato viene coinvolto.
    cmq “la vita degli altri” (altra citazione) per quanto irrispettosa della nostra, per quanto rumorosa, fastidiosa, non può che essere stimolo e fonte d’ispirazione, vedi il tuo post!!!!! ciao carissimo!!!!!

    • carissima la mia hitchcockiana preferita, hai centrato in pieno, la corte ricorda molto quella spiata da James Steward, ma non devo fare particolari acrobazie per ottenere le informazioni raccontate, visto il volume dei miei rumorosi vicini. Comunque è vero, mi sono limitato alla descrizione del vicinato rompiballe, poi ci sarebbero, di fronte e a lato, due appartamenti di studentesse universitarie. E qui la trama s’infittisce. Nel boschetto della mia fantasia.

  11. allora aspettiamo ansiosamente un altro bellissimo post, ma sugli altri tuoi vicini, o meglio vicine…. con un bel tocco di fantasia non alla Bret Easton Ellis, come per il precedente ma più…. non saprei stupisci tu!!!!!

    mi scuso per il commento precedente mi sono mangiata la u di voyeur

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