London 3 (e fine, anche dell’anno)

Tre cose ho portato a casa da Londra:  i Walker Shortbread, biscotti burrosi di cui potrei cibarmi unicamente per qualche mese di seguito per poi essere ricoverato d’urgenza per sopraggiunto diabete fulminante; la sensazione che non ci vivrei se non con tremila sterline minimo di stipendio a disposizione, è inutile avere tutta quell’offerta di tutto senza una adeguata capacità acquisitiva; due dvd che non trovavo in Italia: il  primo è The Lost Weekend (Giorni perduti), un Wilder del 1945, ottima annata; il secondo invece si intitola Brassed Off, un film del 1996 di Mark  Herman che in Italia è uscito e sparito in breve tempo come Grazie, signora Thatcher, con l’ottima interpretazione di Pete Postlethwaite e uno Ewan McGregor fresco di Trainspotting.

Brassed Off si inserisce in quel filone di pellicole che scelgono il tono ironico della commedia per raccontare le conseguenze disastrose, per milioni di lavoratori in ogni parte del mondo, dell’entrata dell’economia globale nel postfordismo, penso a Los lunes al sol (cantieri navali in Galizia), a Full Monty (acciaierie a Sheffield), e in questo caso parliamo delle miniere di carbone della piccola cittadina di Grimethorpe, nello Yorkshire, ribattezzata nel film Grimley (e grim in inglese è un aggettivo che significa varie cose ma tutte brutte: triste, pesante, preoccupante…).

Siamo agli inizi degli anni ’90 e in effetti a Grimley lavoratori e famiglie sono preoccupati dalle voci che circolano sulla futura chiusura della miniera di carbone, principale fonte di sostentamento per la comunità. Alcuni dei minatori della Grimley Colliery sono già passati per la devastante scrematura operata dalla Thatcher a metà anni ’80, nel decennio che liquidò per sempre la fabbrica, quella che produceva cose, merci, per entrare nel regno dell’immateriale, del brand, dei creativi, del nulla. Vent’anni prima il futuro era già presente per Guy Debord, che nel suo libro più conosciuto aveva parafrasato l’incipit del Capitale sostituendo alla parola merci la parola spettacoli.

Il film intreccia le vicende della lotta sindacale con quelle della banda della compagnia, la Grimley Colliery Band, che Danny, il maestro, si ostina a mantenere in vita malgrado le difficoltà, anche perché incombe il torneo delle bande con finale nientemeno che alla Royal Albert Hall. Nell’alternanza tra leggerezza e commozione, come in ogni commedia ben fatta, io mi sono segnato due momenti. Il primo è l’esecuzione del Concierto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo (“Orange juice per voi”, Danny prende per il culo i suoi musicisti) (ascoltatevi anche la versione di Miles Davis in Sketches of Spain, che fa sempre bene), con la quale il maestro mette alla prova Gloria quando questa si presenta alle prove chiedendo di entrare nella banda, provocando così la reazione scandalizzata degli altri membri, tutti uomini e tutti minatori. Il secondo è la sfida fra bande alla quale partecipano, che termina in maniera vergognosa perché nelle soste tutti si ubriacano nei pub e finiscono poi per suonare e marciare in maniera a dir poco sgangherata.

Tra l’altro, per la serie “battute memorabili del cinema”, meritoria rubrica di questo blog, prima di salire nell’autobus che li porterà in trasferta, la macchina da presa inquadra il retro del mezzo con la seguente pubblicità della ditta di trasporti:

E con questa perla di umorismo inglese saluto i milioni di lettori del blog, ai quali auguro un buon anno all’insegna della leggerezza e lontano da ogni grimlitudine.

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