C’era una volta Sergio Leone

Non sono tanti i film che uno rivede regolarmente e non solo senza annoiarsi, ma emozionandosi, e fra questi, per il sottoscritto, ci sono quelli di Sergio Leone. Ieri ho cominciato a rivedere C’era una volta il West, dopo che qualche giorno fa mi ero rigustato Il buono, il brutto, il cattivo, e l’ho finito oggi. La pellicola – che dura due ore e tre quarti e ha i tempi dilatati allo spasimo, quelli che Leone sceglie per narrare la lenta agonia di quel mondo che verrà spazzato via dalla moderna società industriale, simbolizzata da una delle sue antonomasie, la ferrovia – nell’ultima mezz’ora abbraccia decisamente l’epica, in senso veramente letterale, e diventa di una bellezza da mozzare il fiato. E io mi sono ritrovato, tra fumane e groppi in gola e con una meraviglia che mi mancavano solo le bandierine da sventolare e un triccheballacche napoletano, a fermare le immagini e a ritornare indietro più volte, estasiato e quasi commosso dalla grandezza delle scene e dalle danze della macchina da presa al suono della musica di Morricone, accoppiata che nella scena del duello tra Frank (Henry Fonda) e Armonica (Charles Bronson) raggiunge l’apice – ogni estimatore di Kill Bill e di Tarantino in generale capisce da chi ha imparato il giovane, per sua stessa ammissione d’altronde.

C’era una volta il West, il film è del ’68, rapprenta una rottura netta dopo la precedente trilogia del dollaro, e, un po’ come Kubrick  scatta in Barry Lyndon l’istantanea dell’Ancien Régime un attimo prima della sua fine, qui Leone ferma il tempo nel momento esatto in cui l’epopea del West finisce. Si annunciano tempi nuovi per nuovi protagonisti, lo stesso poema elegiaco viene recitato da Peckinpah in Pat Garrett & Billy the Kid pochi anni dopo.

Come racconta Francesco Mininni nella bellissima monografia del castoro cinema, che saccheggerò in queste righe, la rottura avrebbe potuto essere ancora più evidente e simbolica se a Leone fosse andato in porto il progetto che aveva in mente per la prima sequenza del film, in cui i tre killer che alla stazione aspettano Armonica, il vendicatore solitario, fatti poi fuori dal pistolero, avrebbero dovuto essere Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef, rispettivamente il Biondo, Tuco e Sentenza, o anche il “buono”, il “brutto” e il “cattivo” del film precedente, del cui ethos picaresco e sornione C’era una volta il West è l’epitaffio e la pietra tombale. Ma se gli ultimi due erano disposti a morire dopo dieci minuti di film, la star Eastwood si rifiutò, perdendo così una gran occasione.

Notevole anche la novità di Henry Fonda nella parte di villain glaciale tanto quanto i suoi occhi, dopo una carriera cinematografica di eroe positivo. Fonda si presentò il primo giorno sul set con lenti a contatto marroni e baffi finti, ma Leone gli fece togliere tutto, il pubblico vedendolo entrare in scena doveva subito esclamare: porco cane, ma è Henry Fonda!, per rimanere poi di nuovo a bocca aperta quando  di lì a poco stermina la famiglia McBain – i proprietari del terreno con l’unica falda acquifera  nel raggio di miglia, preziosa per la ferrovia in arrivo -, bambino piccolo compreso.

Di quell’etica picaresca e sorniona ma anche violenta come la legge della giungla, il simbolo più vivo  ma destinato pure lui a morire assieme al mondo che incarna, non a caso per mano di Morton, lo storpio padrone della ferrovia e rappresentante del progresso che avanza, è Cheyenne (un grande Jason Robards), come scrive Mininni, simbolo di tutte le contraddizioni americane: santo e dannato, eroe e fuorilegge, violento e romantico, genio e sregolatezza. Anche i titoli di coda, non a caso, scorreranno sul tema musicale di Cheyenne. A Leone non piacque il tema che Morricone aveva scritto in un primo momento e chiese al maestro se avesse visto Lilli e il vagabondo della Disney. Alla risposta affermativa di Morricone, Leone gli disse: Bene, Cheyenne è il vagabondo. Al che, Morricone si sedette al piano e suonò di getto le note del tema così come poi divenne.

Cheyenne si sarebbe pure innamorato di Jill (una Claudia Cardinale all’apice di carriera e bellezza, altra novità del film rispetto ai precedenti, una donna viene inserita fra i protagonisti), la vedova McBain, prima prostituta a New Orleans, ma Jill invece si sarebbe innamorata di Armonica, se questo non avesse in mente solo la vendetta e, infatti, non levasse le tende subito dopo averla compiuta. Interessante anche il fatto che se ogni protagonista è legato a un tema musicale che ne segna l’entrata in scena, quello di Jill caratterizzato per esempio da aperture speranzose, Armonica e Frank sono legati dalla variazione sullo stesso tema, essendo l’uno la nemesi dell’altro.

Armonica lascia lo schermo, portandosi dietro il corpo di Cheyenne da seppellire, nell’esatto momento in cui a Sweetwater arriva il treno, quasi con i lavoratori ancora sistemando le traversine dei binari. Si apre un altro capitolo della storia americana, e una parte di questa la racconterà sempre Sergio Leone nell’ultimo suo capolavoro, C’era una volta in America.

8 Risposte

  1. “i tre killer che alla stazione aspettano Armonica, il vendicatore solitario, fatti poi fuori dal pistolero, avrebbero dovuto essere Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef, rispettivamente il Biondo, Tuco e Sentenza, o anche il “buono”, il “brutto” e il “cattivo” del film precedente”
    L’effetto sarebbe stato ancor più incisivo, se non ci dimentichiamo che Lee Van Cleef era uno dei tre banditi che devono aiutare Miller ad uccidere lo sceriffo Will Kane (Gary Cooper) in “Mezzogiorno di fuoco”, capolavoro di Fred Zinnemann e, con Ombre Rosse, capostipite di quel western “buonista”, cui la trilogia del dollaro di Leone mise definitivamente la parola fine.

    • E C’era una volta… mette a sua volta in cantina la trilogia. Giù la testa già non è più un western.

  2. Certo che è un peccato, un così bel post e solo un commento.
    Allora ti aggiungo il mio, che ho pensato quando l’ho letto una settimana fa, ma non c’entra un granché.

    Era solo per dire che la frase che più mi è rimasta in mente di questo film quando lo rividi da ragazzina era quella di Cheyenne che dice a Jill, (da Wikiquote): “Sai Jill se fossi in te gli porterei da bere a quei ragazzi. Tu non immagini quanta gioia mette nel corpo di un uomo una donna come te, anche solo vederla”.
    (poi aggiunge anche “.. e se qualcuno di loro ti tocca il sedere, tu fai finta di niente, lasciali fare”, ma questo era già meno carino).

    Mi era sembrata una frase bellissima, rivelatrice di cosa diavolo possa pensare un uomo guardando una donna. (cosa che mi chiedo tuttora, nonostante l’età. Ma l’età infine non serve a granché in certe questioni).

    • A dire il vero volevo usarla anch’io da qualche parte nel post quella citazione, che arriva verso la fine del film, quando diventa un frullatore di emozioni, e sì, è abbastanza rivelatrice di cosa diavolo possa pensare un uomo quando vede una donna.

  3. C’era una volta il West posso vederlo anche ogni settimana e non mi stanco mai. Devo ringraziare il mio papá che mi ha fatto conoscere Sergio Leone quando ero piccola.

    • Ormai sono più i film che rivedo che quelli che vado a vedere… Di solito il western non piace molto al genere femminile, sei un’eccezione. Ha fatto bene tuo papà.

      p.s. Mi spiace che il tuo blog sia scomparso, scrivevi proprio bene, intelligente e ironica senza gli eccessi degli altri blogger dei quali condividevi il segno distintivo, che sembrano usare la rete per sfogare l’aggressività repressa nella vita, ma da quel poco che ho capito sono successi dei casini. Spero niente di troppo serio. Un caro saluto comunque.

  4. harmonica e frank si rincontrano.
    http://vimeo.com/21586465
    e se vedete bene,ci sono pure tutti gli altri big.della trilogia.
    il bello è che è MADE IN ITALY. il video.

  5. Concordo parola per parola con il bellissimo post.

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