lettera aperta agli accampati della puerta del sol

Cari tutti,

il 15 maggio, di pomeriggio, quando è cominciato il vostro “toma la calle”, ero a Madrid, ignaro ancora della vostra iniziativa, e passeggiavo assieme ad amici per la Calle de Alcalá verso il Retiro proprio nel momento in cui vi riunivate davanti al Banco Central. Uno di quegli amici, fino a poco tempo fa, probabilmente vi avrebbe stampato tutti i manifesti, gli adesivi e quant’altro del vostro movimento. Qualcuno di voi lo salutava, infatti, mentre passavamo. Nella Puerta del Sol non c’era ancora nessuno. Ho visto e continuo a seguire ora via internet ciò che succede a Sol. Ho letto le proposte della vostra piattaforma, e le vostre richieste di una maggiore democrazia partecipativa, di controllo delle banche, di eliminazione dei privilegi della classe politica, di servizi pubblici decenti, del diritto al lavoro e a una casa, sono tutte condivisibili  e quasi sacrosante. Nella sostanza vi appoggio, ma nella forma, che è pure sostanza, ogni estetica è un etica, guardando video e foto della protesta, ho visto cose che non solo non mi piacciono, ma che mi danno fastidio e mi preoccupano, perché ho paura per voi che il movimento possa venir diretto dai soliti nostalgici di rivoluzioni impossibili, che saltano fuori, da voi e in Italia, ogni volta che cose simili accadono, nel disperato e patetico tentativo di recuperare giovinezza e bellezza perdute, e che cercano di far colare l’ideologia all’interno delle vostre rivendicazioni. Bene, voi non ne avete bisogno. A voi non serve l’ideologia, siete fortunati, siete nati fuori tempo massimo. E non ci sarà nessuna rivoluzione né prenderete l’Avana armi in pugno. Non avete bisogno quindi di quella retorica fossile che ho visto in decine di cartelli, manifesti, volantini: non avete bisogno del Che, non avete bisogno del 68 e del siamo realisti chiediamo l’impossibile, non avete bisogno della kefia, non avete bisogno di chi parla di utero e che la rivoluzione sarà femminista, di chi scrive rivoluzione di qua e di là, di chi inneggia all’anarchia, di chi scrive vogliamo tutto o anche vogliamo tutto e lo vogliamo ora, l’autonomia operaia e Jim Morrison sono morti da quarant’anni, di chi parla di rifiuto del lavoro e dagli con gli anni 70, di chi scrive che il capitalismo non si riforma ma si distrugge, che la proprietà privata è un furto, non avete bisogno neanche di parole come utopia o sogno, non avete bisogno di niente di tutta questa spazzatura sentimentale ideologica, non lasciate che questa sia l’immagine che passa, né che chi la incarna, gruppi autoreferenziali, diriga  la protesta e le vostre future azioni, siate liberi, ma liberi davvero di pensare con la vostra testa, perché a voi, per convincere, basta nient’altro che ciò che mancava ai traditori all’indomani dello scoppio della vostra sanguinosa guerra civile: ragione e diritto nella lotta, come disse Unamuno ai militari golpisti nel suo grande sussulto di dignità, e voi di ragioni e di diritti in questa lotta ne avete da vendere.

3 Risposte

  1. Bè, intanto senza la prontezza dell’organizzazione (su come moderare un’assemblea, come tirare su una cucina, come preparare la protezione legale, come gestire i servizi della piazza), senza la conoscenza dettagliata degli argomenti dibattuti e senza la capacità di comunicare con efficacia le proprie rivendicazioni – ovvero senza quel bagaglio di esperienze acquisite nel corso delle lotte ispirate proprio alle ideologie che consigli di mettere da parte come immondizia (l’anarchismo, il femminismo, l’anticapitalismo) – la protesta spagnola non avrebbe funzionato un giorno.

    Capisco che certe icone e certi riferimenti del passato (o anche del presente: piazza Tahrir, le rivolte nordafricane, la resistenza palestinese) possano in alcuni casi fare da zavorra più che da trampolino, ma credo che gli indignados abbiano già deciso da soli di cosa hanno bisogno e come condurre la loro battaglia. Soprattutto (nota di irritazione gratuita, perchè so che comunque non è questa la tua intenzione) evitiamo l’atteggiamento di Grillo, che si è presentato a Puerta del Sol portando sè stesso ad esempio di alternativa al sistema partitico, declamando ai quattro venti i meriti del suo movimento e pretendendo di insegnare come si fa la rivoluzione (e che ovviamente ieri non c’era mentre quei ragazzi si prendevano in pancia i proiettili di gomma della polizia).

    E poi, guarda che utopia non è mica una parola di cui vergognarsi.🙂

  2. P.S. Perdona l’uso orripilante che ho fatto delle parentesi. L’ora tarda potenzia la mia capacità di devastare la sintassi.

  3. Ross, la visione che ormai ho delle ideologie, e che è personale naturalmente, è il risultato della mia esperienza di vita, delle mie riflessioni personali, dei libri letti alcuni dei quali hanno cambiato la mia testa, e dei maestri che ho avuto la fortuna di incontrare, e alcuni di questi, tra l’altro, erano i leader anarchici degli studenti antifranchisti nelle lotte alla fine della dittatura. Io stesso, pur non essendo mai stato sulle barricate, ho pensato per lungo tempo di identificarmi in certi discorsi. Ora, purtroppo o per fortuna, ma spesso purtroppo perché, credimi, non mi sono mai sentito così solo politicamente da quando non credo più in certe cose, a me l’ideologia non serve più come strumento, schema mentale etc. per interpretare il mondo né, meno ancora, per interpretare le persone. Prima ho detto “non credo” non a caso, perché funziona come con Dio, se un giorno Dio sparisce, è difficile far finta che si crede ancora e per quanto mi riguarda, con l’ideologia è successo lo stesso, all’improvviso è caduto un velo gigantesco, e se da un lato c’è un senso di solitudine, dall’altro non mi sono mai sentito così libero di pensare.
    Spazzatura sentimentale ideologica suonerà sgradevole alle tue orecchie ma io odio il conformismo, e l’ideologia, qualunque ideologia, è produttrice di conformismo, con buona pace di quelli che pensano di essere invece più autentici e liberi, rispetto alla massa che invece sarebbe bove. E tutti quegli slogan sono conformismo, slogan appunto, che però fanno sentire chi li scrive o li pronuncia – utopia, rivoluzione etc. – belli e buoni e giusti.
    Questo non vuol dire che io sconfessi ciò che le lotte sociali incarnate da certe ideologie hanno conquistato, è caduto un velo ma non sono impazzito completamente. Io spero, come dici, che gli indignados abbiano già deciso da soli di cosa hanno bisogno e come condurre la loro battaglia, e che non siamo proprio i gruppi da te citati, anarchici, femministe, anticapitalisti a oltranza, a dirigere il movimento, anche se ho qualche dubbio, perché in effetti sono quelli che hanno l’esperienza organizzativa più ferrata.
    L’accostamento con Grillo è stato gratuito, io non rappresento nessuno né voglio dirigere nessuno dall’alto di una posizione che non c’è, ma nel tuo commento sei stata comunque rispettosa, perché so che quello che ho scritto non ti piace. Questo non vuol dire che non si possa discuterne.

    p.s. puoi leggere lo spagnolo? ti lascio il link di un articolo sul 68 che però parla del fascino esercitato in generale da certi discorsi:

    http://www.artifara.unito.it/Nuova%20serie/Artifara-n–8/——Monographica–/default.aspx?id=277

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