Ci piace Garibaldi

L’iniziativa più intelligente del 150º anniversario, oggi da Trivigante:

Io sarò il garibaldino n. 583: Giorgio Manin, figlio di Daniele, veneziano.

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6 Risposte

  1. Un tipo niente male questo figlio di Daniele Manin di cui naturalmente ignoravo l’esistenza, e la cui biografia mi sembra la trama di un film; un gran bel film grazie alla commistione degli aspetti eroici e di quelli scientifici sotto la luce però, o forse meglio l’ombra, di quel “carattere schivo” -enigma sulla sua morte compreso- che rende sigificativo e mi fa piacere ancora di più tutto il resto.
    Io invece sono il n.16, Andretta Domenico, perchè in famiglia si sa di un antenato garibaldino, così come di una nonna (o bisnonna) nata a Portobuffolè: c’è dunque qualche probabilità che il portobuffolense Domenico Andretta fosse proprio il mio avo in camicia rossa. Così almeno molto mi piace credere…

    • Eh, immagino che se uno ha o pensa di avere un antenato garibaldino cerchi la maglia corrispondente, non è il mio caso che io sappia, così come, non c’entra niente ma mi fa sempre fastidio, non ho nessun parente emigrato all’estero, che ne so, in Argentina, Stati Uniti, Australia, a questo punto mi accontenterei anche in Germania o Belgio, da andare a trovare, ma come, mezza Italia si mise in viaggio nel 900 e i miei parenti sono andati al massimo a Mestre. Che tristessa.

  2. Caro s|a, grazie per il rilancio.
    L’idea di fare le magliette di Garibaldi nasce da, prima di tutto, un desiderio di giustizia per tutti noi, che ci siamo sorbiti il Risorgimento a scuola e ce l’hanno insegnato come se fosse una serie di scampagnate di sepolcri buontemponi alla ricerca della gloria foscoliana. Quanta retorica inutile e ballista.
    E poi perché tendiamo tutti a far cominciare la nostra storia, quasi personale, alla Resistenza. Cosa che non è: la nostra storia, nobile e bella, comincia molto prima, addirittura prima di Garibaldi, con Ciro Menotti e ancor prima. Ed è una grande storia, nonostante la storiografia revisionista che riduce il tutto a una faccenda inglese e massone. Balle. Poi, talvolta, questa storia si è incastrata dopo i passaggi epocali (Savoia, DC e così via) ma non per questo la dimentichiamo o la valutiamo meno.
    E’ da là che veniamo. La maglietta serve (anche) a questo, a ricostruire dei fili.

    n° 111.BIANCHI Ferdinando fu Costantino

    • E a proposito di fili, immagino non sia un caso quel cognome del n.111.

      • Pensa che invece sì, chi l’avrebbe mai detto o creduto…

  3. Ehi ma io il bisnonno garibaldino ce l’ho davvero! Ma non nell’elenco dei mille. Era a Ponte Caffaro, aveva venti anni e suo padre, che non voleva che lui andasse con Garibaldi, l’ha diseredato! Per fortuna poi uno zio riccone decise di lasciargli in eredità un paio di ville, a patto che si sposasse e avesse figli maschi (mio nonno), sennò non sarei qui a scrivere nel blog di s|a.
    p.s.: (le ville poi le hanno vendute).

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