mia madre (e pure la vostra, cosa credete)

Sotto la mannaia, mia madre mi avrebbe sgridato perché avevo dimenticato il foulard.

Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte

20 Risposte

  1. 😉

  2. Quoi que… meglio “hai di nuovo dimenticato il foulard” che “potevi almeno pettinarti”.
    Una mamma.

  3. Uhm, no, mi sa di no.
    Qui si parla di un minimo di eleganza, la mia mi avrebbe invece rimproverato di non aver messo la maglietta sotto, sottolineando il ‘che poi ti ammali’.
    Un minuto prima di essere ghigliottinato.

  4. Anche mia madre mi farebbe tirar su il collo che prendo freddo, un minuto prima di essere ghigliottinato. Sì, il foulard sembra in questo caso aver più a che fare con la presentabilità, che si spiega anche con l’ambientazione nella Francia borghese degli anni ’10. Ma in entrambi i casi – ‘copriti che ti ammali!’, o ‘varda come che ti va in giro!’ (cioè da straccione) – viene sottolineata l’essenza della mammità (vero siu?).

  5. In divergenza di vedute con entrambi, ma guarda caso in comunione d’intenti con la mamma di Trivigante, per me il foulard dimenticato era nel senso “che poi ti viene mal di gola” (sempre in quell’ultimo minuto…): attenzione rivolta in ogni caso alla salute, e quindi al bene dello scarrafone suo.
    ‘Potevi almeno pettinarti’ ha invece secondo me un penchant odioso per le apparenze, con forte sospetto di soverchia importanza attribuita al giudizio degli altri (su se stessa, attraverso l’aspetto del figlio). Ma capivatemi, avevo in mente preciso preciso l’esempio di un amico, ovvero di sua madre. Tuttora.

    • La lettura “per me il foulard dimenticato era nel senso “che poi ti viene mal di gola” (sempre in quell’ultimo minuto…): attenzione rivolta in ogni caso alla salute, e quindi al bene dello scarrafone suo” è assolutamente plausibile e condivisibile.

  6. Uhm.. no, non ci siamo. Mia madre, passando di lì, non si sarebbe accorta né della mannaia, né del mio collo, né della mancanza di foulard al mio collo. Al massimo avrebbe chiesto che ora è al boia (e forse, accortasi del mio capino sul ceppo si sarebbe interrogata sulle mie strane abitudini e avrebbe concluso “lei deve sempre fare diverso dagli altri”).

    • Altro materiale per la fenomenologia della mammità: l’esasperazione/rassegnazione.
      (dài, adesso che hai cambiato casa, torna a postare ogni tanto)

  7. “Lei deve sempre fare diverso dagli altri” la trovo fantastica, ma secondo come segno d’incrollabile sicurezza, non di esasperazione/rassegnazione quale suona ad s|a. Elena illuminaci… (mentre mi unisco al “torna a postare”).
    A questo punto mi manca però un supplemento di… senti come che sona ben: esegetica trivigantica, e-se-gé-ti-ca-tri-vi-gàn-ti-ca… quasi una danza anzi già non riesco a tener ferme le gambe… o forse ieri a cena fuori ho solo bevuto un po’ troppo e non ho ancora smaltito. Siate indulgenti.

  8. appunto… era “secondo me”.

  9. A questo punto, oltre all’esegetica trivigantica, sollecito un chiarimento dell’autrice: qual era secondo te, elena, il sentimento prevalente al proferire quel “lei deve sempre fare diverso dagli altri”?
    (c’è da dire che l’esasperata rassegnazione per una figlia anticonformista potrebbe benissimo essere accompagnata anche da un certo orgoglio per lo stesso motivo)

  10. ehehehehehe, non posso fare icone qui adeguandomi alle regole del tenutario, ma direi che ci sta un duepuntilineettadmaiuscolaripetuta!!

    Mi stupisce di dover fare l’esegesi del “lei deve sempre fare diverso dagli altri” che a me pareva così chiaro.
    Ma in effetti non può esserlo a chi non conosce i soggetti in causa.

    Ed è davvero strano pensare come quelle che ci sembrano ovvietà perché le viviamo/subiamo da una vita, in realtà possano essere interpretate in tutt’altra maniera da chi le vede da fuori.

    Anzi, devo dire che la vostra interpretazione mi da’ tutta un’altra visione della cosa: non sarà che quella che io ho sempre interpretato come una negativissima esasperazione/rassegnazione nasconda pure un celatissimo, insospettato orgoglio materno?
    Ossignor qua mi tocca rivedere un sacco di cose…

  11. (e grazie per l’incoraggiante “torna a postar”. Ci si potrebbe fare una canzone melodica, che dite?):)

    • Ho già il titolo: torna po(p)star.

  12. A dire il vero Elena, e non è che dopo aver tirato il sasso voglio nascondere la mano, ma è piuttosto s|a che ha virato come dire un po’ in positivo; la mia interpretazione era assai meno benevola, alludeva alla granitica sicurezza di chi non solo si erge a giudice dei comportamenti altrui, ma è del tutto immune da ogni ombra di dubbio sulla universale validità dei propri parametri.
    Quanto a cantarcela un po’, “torna a postar” nella mia testa parte due volte in automatico: su “grazie dei fior, tra tutti gli altri li ho riconosciuti” (tooorna a postaaar, i post che fai son sempre assai graditiiii).
    E su “non ti fidar, di un bacio a mezzanotte” (torna a postar, magari a mezzanotte -ovvia questa).
    Va be’, di sicuro non eravate neanche nati, e del resto anch’io ero piccolissima, ma soprattutto queste ed altre canzoni simili le odiavo con tutte le mie forze. Ignoro cosa pensasse mia madre in merito a tale circostanza.
    Però qua va a finire che ci troveremo a cantare “tri vi gan te – la ti tan te” (ritmo sudamericano direi…).

  13. “Torna popstar” e “Torna a postar magari a mezzanotte”, mi suonano benissimo! Ci penserò.
    Quanto alla granitica sicurezza della genitrice, non la vedrei così. Anzi, a pensarci bene (diommio questo post sta diventando una seduta psicanalitica, quanto mi date da pensare!) la frase “lei deve fare sempre diverso dagli altri” direi che si adattarebbe molto di più a mia madre che a me!
    In effetti, la prossima volta che lo dice, esclamerò: ma senti da che pulpito!

    • Mi spiace, dobbiamo interrompere, continuiamo la settimana prossima. 50 euro.

      • Per i miei 25… bonifico?

  14. Ma allora lo vedi che sei antisemita per davvero😀 !!! Ahahah

    • Opera e persona non sono spesso in consonanza.

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