mentecatti politicamente corretti crescono/2

Non avevo un’impennata tale nelle visite al blog dalla grande carestia di patate del 1845. Nel post anteriore sono stato preveggente, comunque: dicevo che avrei potuto essere tacciato, fra le altre cose, di “antisemita”, visto che difendevo la Divina Commedia. Ecco che tale accusa mi è arrivata puntuale, ma non dall’architetto Valentina Sereni, che avrà di meglio da fare dall’alto della sua posizione di combattente per i diritti umani e per la sconfitta del razzismo, soprattutto quello sinuoso delle opere letterarie, bensì da un certo FunnyKing, “al secolo Paolo Rebuffo, laureato in Economia e Commercio all’Università degli Studi di Genova”, che “ha lavorato come promotore finanziario è  responsabile dell’area trading mobiliare del gruppo blablabla” e che “svolge anche l’incarico di Investor Relator di blablabla, azienda quotata in borsa e controllata da blablabla”, leggo nel sito di Rischio Calcolato.

Questo fatto che di letteratura possono parlare tutti, perché tutti bene o male leggono e ogni opinione è valida (dicono), non varrebbe se io mi mettessi, dalla mia formazione letteraria, a dire cazzate di architettura o economia. Ma tant’è. In questo, e in mille altri casi passati, il discorso letterario serve ad altri scopi ben poco letterari. Premetto che avrei del lavoro da fare e sto pure traslocando, quindi perdere un’ora per rispondere alle boiate di te, Paolo FunnyKing Rebuffo, e a quelle di Valentina Sereni, è l’ultima cosa di cui ho voglia. E meno ancora entrare in una polemica fra voi due, perché poi tu porti avanti una personale critica alla proposta di gerush92 di cui a me non frega un cazzo. Ma tu citi il mio post dai contenuti “derisori” per distanziarti “energicamente” dalle mie “accuse e derisioni”, che dici essere “di chiaro sentore antisemita”. E questo, mi sembra di capire, anche perché Gerush92 è un’organizzazione ebraica. Ora sulla derisione, niente da dire, io la stupidità la prendo per il culo. Sul perché le mie righe siano di chiaro sentore antisemita, dovrei chiedertene spiegazione se, anche in questo caso, me ne fregasse qualcosa e se non pensassi che sei un perfetto idiota. [*] Vedi, io non mi sono minimamente premurato di vedere se la proposta di un un nuovo indice dei libri pericolosi venisse da un’organizzazione ebraica o antirazzista  o omossessuale o femminista o animalista, perché una cazzata resta tale indipendentemente dall’enunciatore. Non mi interessa nemmeno, come a quanto pare interessa a te, il motivo della visibilità di tale polemica data dal Corriere.

Per me l’oggetto del contendere è l’interpretazione politicamente corretta della letteratura, e null’altro. E quindi via di lezioncina. Primo assioma: o esiste la letteratura, o esiste il politicamente corretto. Aut aut, terzium non datur. Secondo assioma: la letteratura, la grande letteratura, quella che da millenni parla all’uomo dell’uomo (dico “uomo” intendendo “genere umano” e quindi anche le donne, una volta una tipa, ero a Madrid, mi ha detto che non devo dire “hombre” perché è sessista, devo dire “ser humano” o non mi ricordo cosa) gode di un’esenzione etica o morale di cui l’uomo in quanto cittadino di una polis non gode, e se ne fa uso ne risponderà alla propria coscienza, se ce l’ha, o alla legge nei casi più seri e in un mondo migliore di questo. Ma quest’esenzione etica o morale, la differenza è di orientamento e spesso le due categorie si confondono, nella prima prevale l’aspetto teleologico, nella seconda quello deontologico, quest’esenzione, dicevo, è il punto di partenza perché si possa aprire nella mente del lettore lo spazio per l’esercizio del giudizio etico o morale oltre che estetico. La letteratura si configura quindi come un laboratorio di esperienze e di vissuti, attraverso il quale il lettore, beneficiando della distanza data dalla rappresentazione, una distanza che aiuta la comprensione, amplia il proprio orizzonte esistenziale. Ogni tentativo di organizzare una teoria etica della letteratura fallisce miseramente e si finisce per appellarsi solo ai buoni sentimenti o a qualche principio umanistico, o  umanitario, come nel caso in questione. Ma la grande letteratura, quella di Dante e della Bibbia, di altri scrittori che qualcuno precedentemente ha citato nei commenti, Shakespeare o Dostoevskij per esempio, e quella di tantissimi altri da Cervantes a Vassilij Grossman a Richler a Flaubert e via di seguito, pesca dal fondo al di là del bene e del male dell’uomo,  dalle “latrine del cuore” diceva proprio lo scrittore francese, non è edificante insomma, e proprio per questo il  suo discorso ha valore morale. Mostra che l’uomo è sia un sacco di merda, sia qualcosa capace di elevarsi, moralmente, esteticamente, ad altezze siderali. Nulla aggiungo a ciò che già Platone aveva intuito, la letteratura è pericolosa per l’ordine della repubblica e i poeti vanno allontanati. L’esenzione morale sperimentata vicariamente dal lettore avviene in forma ludica, nello spazio sicuro dell’illusione, è ovvio, ma non senza conseguenze, perché come il bambino attraverso il gioco si prepara alla vita, così l’adulto leggendo (attraversando lo spazio dell’illusione, dell’in-lusio, cioè entrando a sua volta in gioco), può pensare alle proprie azioni, riconfigurare la propria esperienza e, nella migliore delle ipotesi, cambiare il proprio agire futuro.

Ma io voglio poterla esercitare la mia capacità di giudizio etico ed estetico, e non voglio che nessun mentecatto politicamente corretto mi liofilizzi i testi presupponendo che io abbia una mente semplice come la sua.

* * *

[*] Aggiornamento: dunque, a quanto pare ho preso una cantonata, ma non nel senso in cui ammettevo che poteva essere, e cioè di aver forse mal colto una frase ironica, questo non lo so ancora, ma perché quella frase dubbia l’ho attribuita a una persona sbagliata, e cioè a FunnyKing, il quale nel suo confusionato post a cui ho ridato un’occhiata, la frase la citava da un articolo di Maurizio Blondet. Ammazza che casino, mi scoppia la testa. Comunque, mi scuso con Paolo FunnyKing Rebuffo per l’epitteto di “perfetto idiota” attribuitogli e per la vagonata di sarcasmo nei suoi confronti disseminata nel post. Ora dovrei vedermela con questo Maurizio Blondet, che ha pubblicato l’articolo nel magazine a pagamento Effedieffe, se non fosse che appunto bisogna pagare l’abbonamento per commentare l’articolo. Mi sto rompendo abbastanza le balle con questa storia, che poi a parlar male della “politically correctness”, cosa che ritengo giusta, si finisce spesso in cattiva compagnia.

16 Risposte

  1. Caro s|a, premesso che io con te verrei in capo al mondo, e premesso che non sono esattamente sicuro di quello che dico, e inoltre che non sono sicuro di aver ben compreso tutto il postone del signor FunnyKing, a me pare leggendo che lui sia ironico (meglio: sarcastico) e che, nella sostanza, appoggi la tua tesi.
    Il riferimento a te, se non sono errante, è di sostegno, benché forse sarcasticamente non del tutto riuscito. Altrimenti non si spiegherebbero alcuni contenuti (es: “Solo pochi giorni fa, il 12 marzo alle due di notte, aerei israeliani hanno sparato missili a Gaza, uccidendo 23 palestinesi, di cui sette appartenenti a un a sola famiglia, e ferendone 73 (tutti civili, alcuni bambini) in risposta a lanci di razzi – che non hanno mai provocato danno alcuno. E su una popolazione che da quattro anni Israele tiene sotto assedio, accampati sulle macerie, e in stato di quasi-fame, con evidenti intenti di pulizia etnica”) e le conclusioni (es: “Perciò facciamo integralmente nostre le parole della vostra Valentina Sereni, solo sostituendo alla parola «Commedia» la parola «Bibbia»”).
    Ma potrei ovviamente aver preso l’ennesima cantonata.

    • Potrei averla presa anch’io allora, e nel caso si faccia vivo e così fosse, e cioè quell'”antisemita” fosse un’ironia mal riuscita da parte sua o mal colta da parte mia, ritirerò il “perfetto idiota” e mi scuserò.

  2. Dimenticavo, importantissimo (per me): condivido, sottoscrivo, scolpisco aere perennius il tuo sfogo sul fatto che molti si sentono in diritto di dire la propria in tema letteratura, perché leggono (che poi…), e la competenza specifica non viene riconosciuta né qualificata. Per non parlare, poi, della scrittura, altro capitolo deprimente e doloroso.
    Sappi che in questo, come in quasi tutto il resto, hai un superamico solidale che subisce allo stesso identico modo. E non posso mai parlare di idraulica a vanvera, ché subito mi riprendono. Mentre nel mio (nostro) campo, gioco libero.
    Va a capire.

  3. Eh, mi sa anche a me che il povero FunnyKing la pensi come te (e come noi), anche se non ho avuto il coraggio di leggere tutto il suo noiosissssssimo post.
    Ecco, se una colpa ce l’ha è quella di volere a tutti i costi fare il sarcastico/ironico, ma in modo talmente sarcastico e ironico che diventa praticamente impossibile capire con chi ce l’ha.
    A meno di fare la fatica (non pagata, e quindi non motivata) di leggerlo da capo a piedi per fare l’esegesi del suo post.

  4. Del “postone FunnyKing” personalmente non capendoci pressochè una mazza (limiti miei sicuramente, per carità) ne ho assai presto abbandonato la lettura.
    E se poi devo dirla proprio tutta… la notiziona per me è che s|a trasloca!

  5. Dipock, allora siamo almeno in tre, io, te e trivigante, ad avere qualche difficoltà a comprendere l’ironia di quel post, a parte l’ovvio e cioè che anche a lui la politically correctness sta sulle balle, almeno mi pare.

  6. Quattro, con siu.

    Eh sì, trasloco in terraferma, avrei intenzione di scriverci su qualcosa, quando finirà il delirio del trasloco stesso.

  7. Oddio vai in terraferma! ma allora niente più postS sui turisti che fanno foto sui ponti a Venezia e così via!!
    Preparati con vitamine e psicoterapie di sostegno. Io ci ho messo un annetto e mezzo a riprendermi dal trasloco. Spero che tu sia più takeiteasy di me. (emoicona sorridente) (anche ammiccante).

  8. E soprattutto ti sei assicurato che non ci siano nuovi vicini che rumoreggiano peggio dei vecchi?

  9. @dipock: mi sa che non sono più takeiteasy di te, ho già perso il sonno, fortunatamente mancano solo una decina di giorni al d-day.

    @siu: quella è ancora un’incognita, le volte in cui sono stato nel nuovo appartamento mi sembrava abbastanza silenzioso, a parte il fatto che ero io a far casino con i lavori vari, bisogna vedere adesso anche per la bella stagione in arrivo e porte e finestre aperte, nel sottoscala in entrata del condominio ci sono la bellezza di cinque passeggini, ma i bambini più di tanto non mi preoccupano, più preoccupante potrebbe essere invece il numero di cani nel circondario, ma questa è una battaglia persa, quella del numero di cani procapite nelle città, e un segno certo che il genere umano merita l’estinzione (ce l’ho a morte con i proprietari di cani, la loro idiozia nell’umanizzare l’animale e nello schifare i membri della propria specie mi provoca un disgusto che non riesco a trattenere).

  10. @s|a: non vorrei essere di cattivo auspicio né demoralizzarti, ma il bello (nel senso del brutto) viene dopo. Dopo le cose materiali come impacchettamenti, cambio di bollette, giri per uffici, lotte al telefono con le compagnie telefoniche etc.
    Io non avrei mai creduto che il passaggio da una casa bruttina, piccola e rumorosa a una casa bella, grandina e (apparentemente silenziosa) a distanza di un tre-quattro chilometri, mi avrebbe causato tanti e tali problemi.
    Tra l’altro nel periodo in cui ero nella mia depressione post traslocum ho saputo che è comunque un male molto comune e che il traslocum è ai primi posti tra le cause di stress umano, insieme al divorzio, alla perdita del lavoro e, obviously, e alla morte di persona cara. Insomma sii forte!!:))

  11. Una volta di più si dimostra che (per fortuna!) non siamo tutti uguali. Infatti il mio ultimo trasloco nove anni fa è stato traumatico proprio come da statistiche che Dipock cita, però soprattutto PRIMA. Anche perchè 1) avevo dovuto smantellare l’appartamento di famiglia, leggi non solo i mobili ma gli oggetti e le carte di una vita, anzi tre, la mia e soprattutto quella dei miei genitori, e 2) ho seguito passo passo la ristrutturazione della casa nuova, tipo che mi fiondavo qua ogni mattina e già avevano sbagliato qualcosa (nonostante le piantine superdettagliatissime, forse troppo… che gli avevo fornito magari il giorno prima). Sì, ci sarebbe poi anche un 3), se qualcuno si ricorda la calura a livelli inconcepibili di fine luglio 2003.
    Però appena chiusa la porta sono stata subito meglio, infatti più che conseguenze psicologiche nefaste ricordo un grande senso di sollievo… Anche se devo confessare che una montagna (letteralmente) di scatoloni ha troneggiato al centro del mio open space fino a Natale, senza peraltro suscitare in me il minimo senso di colpa visto che appena finito il trasloco ho capito che di mettere le mani su tutta quella roba non se ne parlava proprio, e mi sono posta come termine appunto le ‘vacanze di Natale’; cinque mesi al ritmo che mi andava, e prima della Befana effettivamente anche l’ultimo scatolone era sparito.
    Problemi ne sono arrivati, ma un po’ dopo… una palestra (tuttora) rumorosa al piano terra, una pizzeria che siccome gli aveva preso fuoco il camino del forno voleva piazzarcene un altro esterno che dopo aver incrociato i tubi del gas sarebbe passato tra due finestre per 5 piani… cose così, battaglie non da poco che ormai mi pare tocchino a tutti, potrei scriverci un libro solo con quelle mie e di alcuni amici.
    Comunque tornando a bomba, s|a, quei passeggini mi dicono bene; forza dài, che 10 giorni vanno via veloci… io già ti vedo sistemato, e con l’aria soddisfatta di un pascià!

  12. @dipock + siu: prima di cominciare il tutto avevo dato un’occhiata in rete cercando qualche consiglio per razionalizzare la cosa, e tutte le fonti, come voi stesse confermate, includevano il trasloco fra gli stress più stressanti del mondo. È proprio così. Nel mio caso, non mi porto dietro praticamente nulla di mobili dalla vecchia casa, a parte il letto, una piccola libreria a cui tengo perché me l’ha costruita il papà, e poco altro, e non essendo paris hilton in quanto a guardaroba, la maggior parte degli scatoloni è piena di libri, cartelle, dossier etc.
    Il problema è (stato) che dalla data della consegna delle chiavi di un appartamento completamente vuoto a quello del mio trasloco in esso, passerà meno di un mese, durante il quale ho dovuto fare qualche lavoretto, ridipingere ogni stanza e arredarlo e fornirlo di tutto. La prossima settimana è decisiva, ma ora mi pare di essere durante quegli allestimenti della biennale a cui lavoravo tempo addietro, di cui una volta ho parlato, che ventiquattr’ore prima della vernice sembra impossibile che si finirà il lavoro, e poi miracolosamente il giorno stabilito si aprono le danze, spazzando sotto il tappeto gli allestitori esausti con nonchalance.

  13. Caro Paris Hilton, duepuntitrattinoDDD, cominciavo a pensare di avere fatto la figura della menagramo e volevo quasi dirti di cancellare il mio commento melodrammatico, ma visto che la discussione continua, continuo anch’io. Perdonatemi, oggi ho bisogno del potere catartico della scrittura, sennò prendo il coltello da cucina e finalmente domani saprete il mio nome completo dal Gazzettino.
    Contrariamente a quanto dice Siu, i cinque passeggini mi terrorizzano e spero vivamente che i cinque trasportati (o anche un paio di loro), non abitino sopra di te. Te lo dico mentre dall’appartamento sopra il mio arrivano urla e pianti e tonfi e sbraitamenti e rumori vari di oggetti trascinati sul pavimento e briciole sul terrazzino e imprecazioni e grida (queste dei genitori). Il tutto inizia alle sei del mattino. Per fortuna alla sera vanno a letto presto.

    • i passeggini avrebbero potuto terrorizzarmi se non ci avessi messo così tanto a trovar casa perché tassativamente cercavo un ultimo piano, terzo e ultimo in questo caso, quasi un attico viste le due belle terrazze, una lato cucina e l’altra lato soggiorno-studio, un appartamento luminosissimo.

  14. Anch’io cercavo tassativamente un appartamento dal quale si vedesse molto cielo, oltre che da poter combinare come volevo io cioè senza pareti (va be’, a parte il bagno…) e come ho messo piede in questo 4° e penultimo piano allo stato brado ho annusato che se poteva fa’. Trattandosi poi di un condominio di uffici e di anziani un po’ così, l’arrivo 2 anni fa proprio di fianco a me di due fratellini adottati di 5 e 6 anni continua a farmi piacere (anche se ogni tanto giocano a calcio nel corridoio adiacente a casa mia in tutta la sua lunghezza…).

    @Dipock: Dipock è un bellissimo nome! Dài, ci va bene così…

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