meno sei

Pochi ormai i giorni mancanti al mio trasloco, un mese, l’ultimo trascorso, da delirio. Una delle prime conseguenze è stato lo stravolgimento dell’orario del sonno, che ha preso ritmi abbastanza strambi, del tipo che alle dieci di sera mi si chiudono gli occhi per la stanchezza e alle cinque del mattino, anche prima spesso, sono sveglio. Non è proprio un orario da vita sociale, soprattutto in quest’anticipazione di primavera, che invoglierebbe a prolungare l’appuntamento con le ombre o gli spriz prima di cena oltre l’orario della stessa, al massimo va bene se decidessi di frequentare gli afterhours, solo che arriverei sveglissimo e con il sapore di cornetto e caffé, e non sfatto di alcol e sostanze, per cui forse stonerei.

Dopo una vita vissuta su un’isola – divisa tra due isole, temporalmente – passo alla terraferma, posto che ci sia ancora qualcosa di fermo nell’esistenza. Seguo il cammino di molti veneziani, circa duemila l’anno, che abbandonano il centro storico e se ne vanno. Non vedo l’ora. Per quanto mi riguarda, il rapporto con questa città era ormai alla frutta da un bel po’, troppe cose ormai mi risultano insopportabili, e Venezia non è più per il sottoscritto, una città abitabile, semplicemente perché non è più una città, bensì un parco a tema in cui il residente è pure un fattore di disturbo. Di disturbo di chi o cosa? Ma del turismo e del turista, ovvio.

Un’altra delle conseguenze di quest’ultimo periodo così da fiato corto è stata che non ho più letto quasi niente, né visto alcun film. Fra le poche cose che ho letto c’è un breve libretto che ha pubblicato la casa editrice Corte del Fontego nella collana “Occhi aperti su Venezia”, dal formato tipo quello de “i sassi” di nottetempo, e dal titolo Caro turista. Poi ne ho letto un altro dal significativo titolo di Benettown. Il prossimo che mi compro sarà Lo scandalo del Lido, sul nuovo e invisibile palazzo del cinema.

L’autore del primo, Paolo Lanapoppi, fornisce dati e stime su un fenomeno, quello del turismo a Venezia, che in confronto le cavallette sono da auspicarsi, e per trentatre pagine e tre quarti su trentaquattro ho letto e condiviso ciò che descrive, a parte le ultime righe, scritte forse come wishful thinking o aggiunte perché un libro pessimista altrimenti non si venderebbe, e cioè quando dice: “Siamo ancora in tempo, amico turista.” Maddeché? Di cambiare la monocultura o monoeconomia del turismo a Venezia? Ma per favore. E lo sai benissimo anche tu, Paolo Lanapoppi, che non è più possibile invertire nulla di questa tendenza, perché non è una tendenza in fieri, ma un fatto già compiuto da anni. E sarà sempre peggio, credimi, a mano a mano che, a botte di duemila  all’anno, o forse di più in seguito, gli abitanti lasceranno la città e gli alberghi, bed&breakfast, pensioni, bar, ristoranti, pizzametro e kebab, negozi di maschere e vetro etc. etc. si prenderanno tutto ciò che non sarà una seconda, terza, quarta casa di chi vuole, e se lo può permettere, il pied-à-terre a Venezia per le occasioni che la municipalizzata Venezia Marketing & Eventi escogita, come ben dici, “per riempire  ulteriormente calli e campielli”.

Le seconde case sono già, dati del 2007 desunti dal libro, il 27% del totale. La stima di arrivi all’anno aggiornata parla di circa trenta milioni, equivalenti a 83 mila presenze giornaliere medie, poi ci sono i giorni di punta, e questo con la popolazione scesa a quota 59 mila. Ha buon gioco quindi l’autore nel dire: “Non è più una città quella che visitate, perché non ci sono più cittadini: ci sono solo lavoratori al servizio del turismo, camerieri, ristoratori, lavapiatti e lavapavimenti, operai d’imprese edili che restaurano i vostri alberghi e seconde case e la sera ripartono verso la campagna dove vivono e dalla quale si sono mossi alle cinque del mattino”, l’ora in cui mi sveglio io ‘sti giorni quando va bene. Ma non è questa la definizione esatta di un parco a tema? Per cui, tra l’altro, quando voi turisti vi lamentate dei veneziani perché vi hanno trattato di merda in qualche parte o vi hanno fatto accendere un mutuo per un toast reperto del cretaceo, c’è un’alta percentuale che il colpevole non sia per niente un autoctono, ma uno a cui non frega niente della buona reputazione degli abitanti della città, ammesso che sia possibile una cosa simile conoscendo i miei concittadini.

Il rapporto del 2006 del National Geographic sui siti dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità a distanza di trent’anni dalla creazione della medaglia, evidenziava il punto critico nell’impatto del turismo: “Si ha un senso del degrado della città in ogni luogo e quasi ci si pente di esserci venuti perché la nostra presenza ci rende complici del deterioramento della città… Non si ha nessun spiraglio sulla vera vita della popolazione locale…”  E in effetti, scrive giustamente il Lanapoppi: “Così, quando esci al mattino [amico turista, ndr] in cerca della vita veneziana, della città vera che solo gli abitanti conoscono, non incontri altro che turisti come te, ognuno con la propria guida scritta da un veneziano che promette d’indirizzarti ai giardini segreti di Venezia, alle osterie nascoste dove i veneziani bevono lo spritz, alla Venezia sconosciuta e lontana dai percorsi turistici”.

Sante parole, Lanapoppi, aspetta un momento che mi è venuta la curiosità di vedere chi è l’autore, nel testo si dice che “Paolo Lanapoppi, veneziano, ha insegnato letteratura italiana negli USA. È autore, tra l’altro di una guida di Venezia (in The Penguin Guide to Italy, London – New York 1989…)”. Ma diobon! Allora, una di tre: o quella di prima era una strizzatina d’occhio, o sei in malafede, o sei mona. Ma come, scrivi un pamphlet contro il turismo a Venezia e una guida su Venezia?  Coerenza non è swahili, è italiano.

Ecco, io me ne vado fra sei giorni, non troppo lontano, a Mestre come tanti, in una casa che mi sembra bellissima, in una città brutta ma viva non perché ci sia “movida”,  non so se c’è e chi se ne fotte poi, ma perché ci sono gli abitanti. La quotidianità di alcune cose e luoghi e persone veneziane mi mancherà, ma a cosa sto pensando me lo tengo stretto, non ne faccio una guida.

21 Risposte

  1. Ah che dolor!
    Comunque Benettown pensavo parlasse di Treviso, invece vedo che parla di Venezia. Bisognerebbe modificare il titolo in Benettowns allora.

  2. Volevo anch’io dirti il mio “ah che dolor!”. E pure qualche “sì, però”, “eh, ma come…” “beh, ma allora…”, salvo poi accorgermi che avevi già risposto ben al di là delle mie potenziali osservazioni. Del resto se non fosse così mica te ne andavi a Mestre, no?
    Rimane che mi mancheranno le foto del campanile di san Giobbe, non fosse che per esecrare il suo DINDONDAN.
    Orari, ha haa..! i tuoi da trasloco si avvicinano ai miei abituali, quelle ore più o meno dalle 4 alle 7 sono le mie preferite, e da domani con l’ora legale me le godrò ancora di più…
    Comunque, dài, ancora 3 giorni e tutto sarà compiuto; pensa anche solo alla dormita memorabile che potrai farti, “dopo”!

  3. Caro Soglia, penso che ormai il più sia fatto, al momento in cui scrivo…il trasloco è sempre un evento ferale, per tutti, roba da perderci dieci chili e mesi di sonno.
    Quel che dici di Venezia non è vero, ma verissimo… e molto triste.
    Mestre sarà una bella scoperta per alcuni versi, come i posti nuovi in cui si va a vivere in genere fanno capire.
    Ne guadagnerai in tranquillità (spero la nuova casa sia in un quartiere abbastanza silenzioso, Mestre ne ha in abbondanza, per la verità). Troverai un sacco di veneziani, quindi l’atmosfera non andrà del tutto persa.
    Devo dire che mi dispiace più per Venezia che ha perso te che il contrario…
    Buon sonno ristoratore post-trasloco. Te lo meriti.

  4. Eh già, da “meno sei” dovremmo essere passati a “più quattro”, o giù di lì.
    Concordo in pieno sul fatto che chi ci perde di più dal tuo trasloco è Venezia, e spero proprio che ti stia godendo la tua nuova sistemazione, oltre ad un po’ di sacrosanto riposo.

  5. Salve gente, non ho ancora internet e rubo la connessione a qualcuno, ma a presto per nuove e mirabolanti avventure. E magari per qualche risposta ai vostri cari commenti. Il contraccolpo, al momento, devo dire che non è per niente indolore.

  6. Coraggio S|a!!!! La strada non è facile ma ce la faremo!!!

  7. Ho abitato (per pochissimo tempo, sei mesi) a Venezia, Cannaregio. Ti capisco in pieno, spero tutto stia andando almeno decentemente, credo che il colpo, comunque sia forte. Molto forte.

  8. s|a!!! e allora? come siamo messi? qui siamo preoccupati e ti pensiamo, facci sapere!
    :))

  9. Confermo, qua si scalpita dalla voglia di sapere come ti va…

  10. Ciaocare (e bentrovata bionda84). Ecco, invece di lavare i piatti, vi aggiorno un po’ – ‘spetta che finisco la mezza bottiglia di cannonau che era rimasta da domenica, che poi sono via due giorni e perde gusto – altrimenti mi fate sentire in colpa. È che a volte mi dimentico di avere un blog. Altre invece non trovo il tempo di scrivere. Altre ancora, come in questo caso, le due condizioni sopraccitate si verificano contemporanemente. Da quasi un mese sono a Mestre e a casa nuova. Il post è stato incasinato tanto quanto il pre-trasloco, e solo in questi giorni la vita torna a una qualche normalità. Il fatto di aver corso come un mona nei mesi precedenti, aveva il non trascurabile effetto collaterale benevolo che non pensavo. Il giorno successivo al trasloco, sono stato investito da un tram chiamato depressione. Ammazza che botta. Qualcuna di voi l’aveva anche preventivata. A ciò ha contribuito, in maniera notevole, scoprire l’inesistente isolamento acustico interno del condominio, ‘na roba proprio brutta. Non è possibile che il mio peggiore incubo si sia avverato. Ma è sempre stata così, sembra che tutti i condòmini si siano sempre messi d’accordo per uscire quando ho dovuto vedere case, in modo che mi illuda sia una sistemazione silenziosa, e poi sorpresona, siamo tutti qua, siamo tanti, facciamo confusione e i solai sono una barzelletta. Sono sprofondato nel mare della disperazione, insomma, nei primi giorni, pensando io qua non ci resto, vendo subito. Poi ho cercato di venirne fuori. La casa ha cominciato, ma ci vorrà ancora tempo, ad essere più accogliente, ho comprato dei buoni tappi per le orecchie, e anche una bicicletta, che a Mestre è per la libertà di movimento l’equivalente dei piedi a Venezia. In questo momento alterno fasi ancora tentennanti a giornate in cui sto bene e sono pure felice. Ci vorrà tempo, non solo per incassare il colpo dell’assenza di isolamento tra un piano e l’altro, in un condominio pieno di bimbi piccoli, alcuni favolosi, a parte uno grassone antipatico che i genitori vestono a due anni di età con il moncler e che lasciano correre come un elefante per ore, dovrò aspettare che cresca, o dargli caramelle al ritalin. Ma no dài, e poi finora tutti i condomini che ho incrociato sono stati gentili con me nuovo arrivato. Il tempo di merda non ha aiutato spesso l’umore pericolante, ma quando esce il sole c’è una luce in casa meravigliosa. I mezzi: dunque, a Venezia con i vaporetti e motoscafi spesso ci puoi regolare l’orologio, tant’è che i veneziani dopo due minuti di ritardo bofonchiano come una pentola a pressione una pignatta de faxioi. A Mestre gli orari degli autobus immagino siano indicativi, danno indicazioni vaghe, che neanche nel castello di kafka sono così vaghe. Sto passando le mezzore alle fermate degli autobus. Arrivano due minuti prima dell’orario e lo perdo. E aspetto mezzora. Oppure si fermano e non mi fanno salire (giuro), e aspetto mezzora il successivo. Oppure arrivano con un quarto d’ora di ritardo. Ma riuscirò a capirne il disegno. Dopo essere dimagrito prima del trasloco, devo aver recuperato con gli interessi, complice l’alcolismo del traslocante in solitaria. Ecco, la solitudine. A volte pesa nel nuovo contesto. A Venezia esci e c’è gente in calle, e poi a Cannaregio ormai ne salutavo un po’ di gente, anche se misantropo. Ci torno a Venezia eh, abbastanza regolarmente. È strano ora. Non so. Ora la distanza mi fa apprezzare le cose che di Venezia sono da apprezzare. Vado a lavare i piatti. Pensavo ci fosse il seguito de “La grande famiglia” su raiuno – sono di nuovo proprietario di una televisione dopo quasi due anni di vita sana -, che ieri a casa di amici mi hanno attaccato il virus di questa ficscion, mariavergine che sceneggiatura delirante, in una puntata è successo quello che succede in una trentina di film, o in un centinaio di vite. Imperdibile. Bon dài, spero di trovare tempo e voglia di riscrivere con qualche regolarità su questo blog. Ciao! Ah no, dimenticavo, buon 25 aprile!

  11. Primo pensiero, merda, merda, merda! Secondo, ma perchè le cose vanno lisce sempre solo agli stronzi?! Terzo, non è vero… è che loro hanno semplicemente priorità diverse, o sono meno sensibili e/o più paraculi, per accorgersi di un certo tipo di sfighe e/o farcele sapere.
    Mi scuso per l’incipit non al 100% oxfordiano, caro Soglia, ma scaturisce credo dall’effetto accumulo, visto che una delle mie migliori amiche, dopo aver comprato quella che sembrava la casa dei sogni non solo suoi ma di chiunque (taccio il prezzo per evitare svenimenti a catena), ci si è trovata da incubo. Al punto che si è ri-beccata malattie sparite da anni, e adesso è fuggita nella casa vuota di un’amica che ha appena traslocato, comunque ormai graniticamente decisa non solo a vendere “quel gioiello di casa” (a quanto pare una mission impossible tra l’altro), ma anche a lasciare questo Paese. Per tornare nel suo d’origine, la Germania, salvo che in un recente e prolungato soggiorno in terra allemanda si è resa conto… esattamente di quello che manca anche a te a Mestre, rispetto alle consuetudini della tua calle veneziana: di essersi cioè ormai definitivamente abituata a quella nostra sana attitudine allo scambio sorridente e immediato un po’ con tutti (a Trieste, poi…), e di soffrire quindi in modo lancinante per la totale mancanza di comunicazione che a suo dire là invece soffoca come una gelida cappa di piombo ogni ambito della vita quotidiana. Un bel rebus, la cui soluzione temo comporterà in ogni caso dosi ulteriori e tutt’altro che omeopatiche di sofferenza.
    “Mal comune, mezzo gaudio” è un brutto modo di dire, d’altra parte però è pur vero: sapere che non siamo i soli a vivere (quelli che sembrano solo) i nostri problemi a volte ci può dare qualche sollievo; e poi, va be’, non sarò Einstein… ma credo che ogni cambiamento comporti semplicemente, fisiologicamente un periodo di rodaggio. Ma soprattutto: in quello che descrivi trovo ci siano dei punti, determinanti, fortemente positivi. E pian piano ne affioreranno con buona probabilità altri, da mettere sul piatto a controbilanciare quelli che hai lasciato a Venezia.
    A margine mi chiedevo, he hee, se ad incentivare fortemente gli scambi immobiliari non siano per caso, più o meno sotto banco -l’espressione non è casuale- i fornitori di bevande alcoliche…
    Eh bon, la pianto lì che vado in Risiera.
    C’è un bel sole oggi, cerco di immaginare la luce che c’è a casa tua…
    Tienici al corrente, se puoi. Un abbraccio!

  12. Sì, sì, vogliamo post nuovi!
    Semmai ti stufassi di Mestre (non adesso, evita il trauma di un altro trasloco subito subito) c’è anche la Riviera del Brenta, bei paesaggi e maggior silenzio.
    Oriago, tipo. Sei a Venezia in velocità.

  13. Eh, cosa devo farci, e ne avrei da raccontare, a volte penso che dovrei semplicemente postare l’avviso di chiusura, che tanto la frequenza dei post è ormai ridicola. Intanto lascio il blog in folle, mettiamola così, come le auto.
    È interessante per me leggere quello che ho scritto nei commenti qualche giorno fa, perché mi permette di vedere l’evoluzione del mio sentire rispetto alla nuova vita e sistemazione. Le due cose acquistate a cui accennavo, i tappi e la bici, hanno rivoluzionato abbastanza il tutto. Ormai sfreccio allegramente nel traffico cittadino rischiando altrettanto allegramente la vita ogni giorno. Ma a Mestre ci sono abbastanza piste ciclabili. La spada di damocle sono le rotaie del tram: quelle, appena uno si distrae, ti fottono. I tappi, invece, hanno avuto un benefico effetto psicologico, oltre che reale, di farmi uscire dalla paranoia ossessiva per cui ormai stavo attento ad ogni rumore, soprattutto quando dovevo lavorare a casa. I rumori: ferma restando la qualita pessima del condominio, e il comportamento a dir poco truffaldino dell’agenzia e dei vecchi proprietari su una serie di altre questioni venute fuori, un po’ mi ci sto abituando e ci faccio meno caso. La casa sta cominciando a diventare anche più accogliente e meno spoglia. E, visto che a due passi c’è il meraviglioso parco s. giuliano, ho ricominciato dopo una vita a correre – si fa per dire, il programma che mi sono scaricato ha dieci livelli graduali, si parte da seduto al bar con spriz e cicca e nel 2056 si arriva a fare i dieci chilometri che sono l’obiettivo minimo del principiante, sempre con spriz e cicca in mano. Insomma, mi sento benino tendente al bene, che a distanza di poco più di un mese e visto come era cominciata, non può che rallegrarmi.

  14. Son contenta che le cose ti vadano meglio, inoltre pensavo che nel definire pessima la qualità del tuo condominio potresti anche sbagliarti, perchè magari trattasi di qualità media, e mi spiego con un esempio: l’edificio ristrutturato in cui abito io adesso è dei primi del ‘900 se non più vecchio, e per i rumori tra un piano e l’altro devo dire che ci va di lusso.
    Quello in cui stavo prima era degli anni ’60, e pure di qualche pretesa, ma in modo per niente paradossale dicevo che sentivo il rumore delle forcine per capelli quando cadevano alla signora di sopra (immagina per tutto il resto, dalle forcine in su…).
    Per dire che tu, abituato alle solide e spesse mura della tua immagino vecchia dimora veneziana, scambi forse per una sfiga solo di casa tua la semplice e ahimè generalizzata condizione di più o meno tutte le case costruite a partire da una certa epoca… se ti può consolare.
    A me non consolano invece per niente questi accenni a chiudere il blog: a buon intenditor..!
    p.s. A quanti spriz/ora sei già arrivato?

    • Dai rapporti di amici e conoscenti, sembrerebbe infatti che il condominio, che a me sembra – e toglierei il sembra – una emerita ciofeca, sia invece di qualità normale, o media come dici, per un condominio di edilizia anni settanta. Sulle forcine, non ho nessuna difficoltà a crederti. Se abiti in un edificio di inizio Novecento o prima, ti va di lusso infatti. Dagli anni 50 in avanti fino ad almeno tutti gli anni 80, è terra bruciata. Adesso devono rispettare una serie di norme (chi lo fa) per l’isolamento acustico.

  15. Sono contenta di sentirti più serenissimo (obviously, per un veneziano)..
    Leggendo delle tue prime depressioni da condominio mi sembrava di rivedermi la prima mattina al risveglio dopo il trasloco, quando sono stata svegliata dagli scrosci delle deiezioni di tutto il condominio, dalle cascate delle marmore in formato doccia che correvano lungo i muri, dai tonfi e dalle urla dal piano di sopra. Anch’io ho pensato: domani vendo tutto. Poi sono passata ai tappi, alle visite di cortesia ai vicini per avvisarli che l’appartamento sotto di loro era abitato, nel caso non se ne fossero accorti (visite senza scopo), alle bestemmie e infine alla convivenza.
    E’ vero, all’inizio si sente qualsiasi rumore, (anch’io sento il vicino che sbuccia le patate, per dire). Io poi ero stra-abituata ai rumori della strada che coprivano quelli interni. Qui invece la situazione è rovesciata: silenzio assoluto fuori, casino totale dentro in certi orari. La mia fatica è stata anche abituarmi al silenzio assoluto: alle dieci di sera dorme tutto il condominio e qualche volta mi coglie ancora un senso di sbigottimento e la sensazione è quella della notte nel deserto. Anzi, mi hai fatto venire in mente questa cosa che avevo scritto nel vecchio blog, forse te ne ricorderai (anche siu, visto che c’è pure un suo commento!)
    http://motiviperalzarsialmattino.wordpress.com/2010/07/23/il-silenzio-del-condominio/

    ciao! duepuntilineettaparentesiparentesi

    • Non mi ricordavo quel tuo pezzo, “il silenzio del condominio”, complimenti. Cavolo, anche qua alle dieci di sera, o poco più, c’è un silenzio assoluto che uno ha quasi il timore di rompere. Sembra che tutti i condomini si muovano all’unisono, secondo un orario comune, poi ci sono altre isole di silenzio durante il giorno, ma aleatorie, non ho ancora capito le loro leggi né se ce ne sia qualcuna.
      Ma davvero, il ritorno alla bicicletta, dopo la lunga parentesi veneziana, è in questo momento un grande piacere e mi sta aiutando a scoprire Mestre, e ciò che vado scoprendo, mi piace molto.

  16. Ha haa, I am losing time… ma no tropo, dai ciò..!

  17. s|a, lieta di sentirti più abituato alla vita “normale”… Aaaaaaaahhh, Venèssia!!! Città meravigliosa ma non ci abiterei mai.
    Così, giusto per sparare una cazzata…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: