Quando finisce l’infanzia

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Giorgio Agamben ha parlato dell’infanzia come dell’eterna guardiana di ciò che merita di sopravvivere. In Ciccì Coccò, bellissimo libro per bambini  ma che come al solito non è solo per bambini, quel gran genio di Bruno Munari ci spiega brevemente perché:

Un pulcino diventa adulto in poche settimane, un gatto in qualche mese, una persona in 13 anni. Durante l’infanzia siamo in quello stato che gli orientali definiscono Zen: la conoscenza della realtà che ci circonda avviene istintivamente mediante quella attività che gli adulti chiamano gioco. Tutti i recettori sensoriali sono aperti per ricevere dati: guardare, toccare, sentire i sapori, il caldo, il freddo, il peso e la leggerezza, il morbido e il duro, il ruvido e il liscio, i colori, le forme, le distanze, la luce  e il buio, il suono e il silenzio… tutto è nuovo, tutto è da imparare e il gioco favorisce la memorizzazione.

Poi si diventa adulti, si entra nella “società”, uno alla volta si chiudono i recettori sensoriali, non impariamo quasi più niente, usiamo solo la ragione e la parola e ci domandiamo: quanto costa? a cosa serve? quanto mi rende?

E poi, diventati ricchi, ci si fa costruire una bella villa al lago e, come ricordo di una infanzia felice e perduta per sempre, si fanno mettere in giardino la serie completa dei nanetti e Biancaneve in cemento colorato.

Singolare quel “e poi, diventati ricchi”, come dato per scontato. Un ottimista, Bruno Munari.

6 Risposte

  1. …o forse uno che, giunto all’età in cui usiamo solo la ragione e la parola, non usa abbastanza neanche quelle, visto che a quanto pare si è dimenticato di chiedersi: “sono tutti ricchi come me?”
    Ma può anche darsi intendesse, a mo’ di esempio, riferirsi soltanto alla fascia socio-economica che consoce meglio, vale a dire la sua.
    Temo sia invece tristemente vero che l’orizzonte, il panorama mentale anche di quelli che ricchi non sono diventati e non diventeranno mai, da un pezzo ormai sia limitato a quelle tre domande, e a poco altro.

  2. quel gran genio del Munari inoltre diceva:
    “Conservare lo spirito dell’infanzia
    dentro di sé per tutta la vita
    vuol dire conservare
    la curiosità di conoscere
    il piacere di capire
    la voglia di comunicare”

    non è poco e neanche semplice… però molte volte il bimbo che è in noi è solo sopito e basta risvegliarlo…
    nel mio caso è arrivata Teresa e con la sua voglia di gioco, con il suo mondo “nonsense” e la sua vista speciale che individua il gioco in tutte le cose anche le più impensabili.
    non posso che dire grazie alla mia piccola macaca!!!!!

    il tono un pò sentimentale e smelenso certo non si addice al tuo blog, ma è più forte di me non posso farci niente…. questo è un altro degli effetti collaterali del diventare genitore.

    • Mi fermo sempre a guardare gli occhi dei bambini che guardano il mondo, occhi per i quali tutto è sempre per la prima volta, mi immagino la loro meraviglia, che meraviglia è ogni giorno.

  3. C’è, credo, nei bambini anche un mondo, intatto, di capacità semplicemente perfette, che poi si perdono per strada e dovranno essere faticosamente, in quanto coscientemente, reimparate.
    Proprio ieri mi sono ritrovata in uno stato di assoluto godimento di fronte, anzi di fianco, ad un bambino che a occhio e croce avrà avuto 10 mesi, infatti stava in piedi solo grazie ad una o due mani di mamma o papà.
    In una piazzetta ascoltavamo la banda, tra l’altro un’ottima banda, e mi piace credere che questo non sia stato ininfluente.
    Il bambino si muoveva al suono della musica con tutto il suo corpo, e un senso incredibilmente compiuto e perfetto del ritmo. Si fermava immediatamente quando la banda smetteva di suonare, e riprendeva di colpo al riprendere della musica; senza che nessuno gli dicesse niente, genitori dall’apprezzabile e silenzioso understatement, sorellina un po’ più grande seduta per terra lì vicino.
    Andando verso casa, ancora in piena estasi, mi è venuto in mente che, appena arrivati, il bimbo -che pure era tranquillo a cavalcioni sulle spalle del papà- aveva immediatamente cominciato a rugnare, a piagnucolare e a muoversi infastidito. Il padre l’aveva prima coccolato un po’ e poi preso in braccio, provando diverse posizioni, senza alcun risultato. Fino a che non lo ha messo per terra. Dove finalmente ha potuto fare quello che dal primissimo istante gli era stato irrefrenabile, e che per di più ha fatto da dio: ballare.

    • Uno degli spettacoli della Natura è proprio un bambino piccolo che balla, ignaro del significato di “ballare”, di “musica”, di “ritmo”, e tuttavia, o proprio per questo, completamente accordato.

  4. Eh sì… perfettamente d’accordo con te. E lo sono evidentemente anche gli organizzatori del primo campionato del mondo di “Ugly dance”, non a caso dedicato ad ahhh..dulti.
    Guardare per credere, dai vincitori tedeschi fino agl’incredibili afgani. Qui:
    http://www.liberation.fr/brut-de-net/06011345-la-coupe-du-monde-de-danse-moche

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