Ogni tanto mi rileggo qualche pagina della sua autobiografia, Ammazzando il tempo.
[…] il guaio è che non è facile separare il Bene e il Male, almeno non per me: compassione altruismo, amore possono ritrovarsi proprio in mezzo al male; non ne so il perché, ma semplicemente sono sicuro che sia così. Però, se così va il mondo, allora una netta visione morale comporta delle semplificazioni e, con esse, atti di ingiustizia e crudeltà.
L’America fu il primo paese a darmi una qualche idea di ciò che può essere una cultura – e con ‘cultura americana’ non intendo Thoreau, Dewey, James, Stevens o Henry Miller, ma Hollywood, il vaudeville, i musical, il wrestling, le soap operas, l’avanspettacolo, Spillane, Chandler, Hammet, insomma, l’industria dello spettacolo e altra robaccia dozzinale (in seguito ci aggiunsi anche il pluralismo di razze e culture: una delle ragioni per cui non mi andava di tornare in Europa era la monocromia degli europei).
Conducevo una vita piena. Eppure, il 10 maggio del 1967 scrissi nel mio quaderno di appunti: Così i giorni passano l’uno dopo l’altro e non è chiaro perché si debba vivere. Pensieri come questo sono stati i fedeli compagni delle mie avventure.
A poco a poco mi sono familiarizzato con gli ‘intellettuali’. Si tratta di una comunità molto speciale, che scrive in modo speciale, ha delle opinioni speciali e sembra considerare se stessa come unica rappresentante legittima della razza umana […]. Questa comunità sembrò [ad un certo punto] provare un certo interesse per me, il che significa che mi elevò alla sua altezza, mi squadrò rapidamente e mi lasciò di nuovo cadere.
Avevo spesso messo in guardia gli studenti: ‘Non identificatevi con il vostro lavoro’, avevo detto, ’se volete ottenere qualcosa, se volete scrivere un libro, dipingere un quadro, assicuratevi che il centro della vostra esistenza sia altrove e che sia piantato solidamente, solo così potrete mantenervi distaccati e ridere degli attacchi che sono destinati ad arrivare.
Scrivendo e riscrivendo capitoli noiosi su argomenti noiosi ho sprecato del tempo prezioso che avrei potuto passare sdraiato al sole, guardando la TV, andando al cinema […].
Come al solito non fu la ragione ma il mio umore a prendere la decisione [di andare in pensione].
Oggi credo che l’amore e l’amicizia giochino un ruolo importantissimo e che senza di essi perfino i più nobili risultati e i principi più fondamentali rimangono sbiaditi, vuoti e pericolosi.
Tuttavia non c’è merito in questo tipo di amore, non è soggetto né all’inteletto né alla volontà, è il risultato di una fortunata serie di circostanze. È un dono, non una conquista.
[…] un carattere morale non si crea attraverso discussioni, l’educazione o con un atto di volontà, e nemmeno attraverso alcun tipo di azione pianificata, sia essa scientifica, politica, o artistica. Come il vero amore esso è un dono, non una conquista, dipende da fatti contingenti come l’affetto dei genitori, un certo tipo di stabilità, amicizie e da un conseguente delicato equilibrio tra fiducia in se stessi e attenzione per gli altri. Possiamo creare le condizioni che favoriscono tale equilibrio, non l’equilibrio in sé. Colpa, responsabilità, dovere, queste idee hanno senso quando l’equilibrio esiste: sono parole vuote, persino ostacoli, quando l’equilibrio manca. Ma cosa possiamo fare in un periodo come il nostro che non ha ancora raggiunto l’equilibrio? Che possiamo fare con i nostri criminali, i loro giudici e giustizieri, quando i filosofi, i poeti, i profeti che provano a costringerci nei loro schemi, e quando noi stessi, collaboratori, vittime, o semplici spettatori, siamo ancora in uno stato barbarico? La risposta è ovvia: con poche eccezioni noi agiremo in modo barbarico, puniremo, uccideremo, opporremo guerra a guerra, professori a studenti, ‘leader intellettuali’ al pubblico e ognuno di essi contro l’altro, parleremo di trasgressioni in termini morali altisonanti e domanderemo che violazioni della legge vengano proibite con la forza. Ma mentre continuiamo le nostre vite in questa maniera dovremmo almeno provare a dare una possibilità ai nostri figli. Dovremmo offrire loro amore e sicurezza, non principi, e in nessuna circostanza dovremmo gravarli dei crimini del passato. Può darsi che avranno a che fare per generazioni con le conseguenze fisiche, giuridiche e finanziarie delle nostre azioni e con i caos che ci lasciamo dietro di noi, ma i bambini sono liberi da qualsiasi colpa morale, storica, nazionale.